Cornelius a Lapide

Genesi X


Indice


Sinossi del capitolo

Catalogo dei figli e dei discendenti di Iafet al versetto 2, di Cam al versetto 6, e di Sem al versetto 21, e della loro distribuzione nel mondo. Infatti da questi discendenti sorsero e presero nome le nazioni più celebri.

Testo della Vulgata: Genesi 10,1-32

1. Queste sono le generazioni dei figli di Noè: Sem, Cam e Iafet: e nacquero loro figli dopo il Diluvio. 2. I figli di Iafet: Gomer, Magog, Madai, Iavan, Tubal, Mesec e Tiras. 3. I figli di Gomer: Aschenez, Rifat e Togorma. 4. I figli di Iavan: Elisa e Tarsis, Cettim e Dodanim. 5. Da questi si divisero le isole delle nazioni nelle loro regioni, ciascuno secondo la propria lingua e le proprie famiglie nelle loro nazioni. 6. I figli di Cam: Cus, Mesraim, Put e Canaan. 7. I figli di Cus: Saba, Evila, Sabata, Regma e Sabataca. I figli di Regma: Saba e Dedan. 8. Cus generò anche Nemrod: egli cominciò a essere potente sulla terra, 9. e fu un potente cacciatore davanti al Signore. Da ciò nacque il proverbio: «Come Nemrod, potente cacciatore davanti al Signore.» 10. L'inizio del suo regno fu Babilonia, e Arach, e Accad, e Calanne, nella terra di Sennaar. 11. Da quella terra uscì Assur, e costruì Ninive, e le piazze della città, e Cale. 12. Anche Resen tra Ninive e Cale: questa è una grande città. 13. Mesraim generò Ludim, Anamim, Laabim, Neftuim, 14. Fetrusim e Casluim: dai quali uscirono i Filistei e i Caftorim. 15. Canaan generò Sidone, suo primogenito, e Het, 16. e il Gebuseo, e l'Amorreo, il Gergeseo, 17. l'Eveo, e l'Araceo, il Sineo, 18. e l'Arvadeo, il Samareo e l'Amateo: e in seguito i popoli dei Cananei si dispersero. 19. I confini di Canaan andavano da Sidone, venendo verso Gerara, fino a Gaza; andando verso Sodoma e Gomorra, e Adma e Seboim, fino a Lesa. 20. Questi sono i figli di Cam nelle loro famiglie, lingue, generazioni, terre e nazioni. 21. Anche a Sem nacquero figli, padre di tutti i figli di Eber, fratello maggiore di Iafet. 22. I figli di Sem: Elam e Assur, e Arfaxad, e Lud, e Aram. 23. I figli di Aram: Us, Ul, Gheter e Mes. 24. Arfaxad generò Sale, dal quale nacque Eber. 25. A Eber nacquero due figli: il nome di uno fu Peleg, perché ai suoi giorni la terra fu divisa; e il nome di suo fratello fu Iectan. 26. Iectan generò Almodad, Salef, Asarmot, Iare, 27. Adoram, Uzal e Dicla, 28. Ebal, Abimael, Saba, 29. Ofir, Evila e Iobab: tutti questi sono figli di Iectan. 30. La loro dimora andava da Messa verso Sefar, il monte d'oriente. 31. Questi sono i figli di Sem, secondo le loro famiglie, lingue e regioni, nelle loro nazioni. 32. Queste sono le famiglie di Noè secondo i loro popoli e nazioni. Da questi le nazioni furono divise sulla terra dopo il Diluvio.


Versetto 2: I figli di Iafet

Antepone Iafet a Sem, benché Iafet fosse il più giovane, perché sbriga brevemente la sua discendenza, per trattare più diffusamente dei discendenti di Cam e di Sem, dai quali sorsero i Cananei e gli Ebrei, a motivo dei quali soprattutto Mosè scrisse la Genesi e il Pentateuco; e perciò d'ora in poi enumererà soltanto i discendenti di Sem. Nota: A Iafet toccò l'Europa, a Cam l'Africa, a Sem l'Asia. Si veda quanto detto al capitolo IX, 27.

Da ciascuno di costoro, dopo la dispersione avvenuta alla torre di Babele, sorsero le singole nazioni; ma quale da quale è incerto: presenterò per ciascuno ciò che è più probabile, e seguirò San Girolamo, Giuseppe Flavio, Isidoro e Arias Montano, il quale tratta queste materie con esattezza nel Phaleg.

Gomer. Da Gomer sorsero e presero nome i Gomari, ossia i Cimbri e i Cimmeri, e, come riferiscono Giuseppe Flavio, Girolamo e Isidoro, i Galati: i Galati erano infatti Cimbri; poiché coloro che sotto la guida di Brenno irruppero in Asia erano Cimbri, e in Asia e in Grecia furono chiamati Gallo-Greci, dal loro colorito latteo (poiché «gala» in greco significa latte); per questo anche San Girolamo, nella prefazione all'Epistola ai Galati, insegna che i Galati usavano la lingua trevirana (che era certamente germanica): si veda quanto detto là nel proemio.

Magog. Da lui sorsero i Geti e i Massageti, popoli sciti, e i Tartari, dei quali parla Ezechiele ai capitoli 38 e 39.

Madai. Dopo la dispersione di Babele andò in Media, e da lui sorsero e presero nome i Medi, e la terra di Media.

Iavan. Da lui sorsero gli Ioni e tutti i Greci, e perciò la Grecia fu dapprima chiamata Ionia. Così dice Giuseppe Flavio.

Tubal. Da lui sorsero e presero nome gli Iberi, cioè Ibeli o Tibeli. Gli Iberi, dico, sia quelli asiatici presso il Mar Nero, sia quelli europei, cioè gli Spagnoli: sia che questi ultimi discendano dai primi, sia che i primi dai secondi. Così dicono Mariana, Delrio, Oleaster e Arias. Parimenti, Ezechiele al capitolo 38 suggerisce che alcune altre nazioni tra quelle qui elencate furono trasferite dall'Europa in Asia, o viceversa, sia per servizio militare sia per colonizzazione, dove unisce a nomi e popoli asiatici alcuni di quelli che qui collochiamo in Europa.

Mesec. Da lui sembrano essere sorti e aver preso nome i Moscoviti, benché San Girolamo e Giuseppe Flavio ritengano che i Cappadoci discendano da Mesec.

Tiras. Da lui sorsero i Traci, come comunemente insegnano gli interpreti, benché Eugubino pensi che i Tirii discendano da Tiras.

Aschenez. Da lui sorsero i Tuisconi, che poi furono chiamati Germani o Alemanni, dalla loro forza e virtù, come a dire «interamente uomini». Per questo ancor oggi gli Ebrei chiamano la Germania in ebraico «Aschenez». Così dicono Oleaster, Delrio e altri. È verosimile che Aschenez dimorasse in Asia, presso i Medi (poiché è chiamato alla distruzione di Babilonia insieme ai Medi, Geremia 51,27), ma che molti dei suoi discendenti passarono in Europa, e da essi sorsero i nostri Ascanii, ossia Tuisconi, cioè i Germani. Così dice Torniello all'anno del mondo 1931, numero 21.

Rifat. Giuseppe Flavio ritiene che i Paflagoni discendano da lui.

Togorma. Da lui sorsero i Turchi, che sono chiamati Turcomanni o Dragomanni: per questo ancor oggi gli Ebrei chiamano il re dei Turchi «Togar»; benché Giuseppe Flavio ritenga che i Frigi siano nati da Togorma.


Versetto 4: Elisa, Tarsis, Cettim e Dodanim

Elisa. Il Targum caldeo ritiene che gli Italiani discendano da lui; Pererio, tuttavia, pensa che da Elisa discendano gli abitanti delle Isole Fortunate, che perciò furono chiamate Elisie.

Tarsis. Da lui discesero i Tarsesi e i vicini Cilici.

Cettim. Da lui discesero i Cizi, i Ciprioti e i Cretesi. Per questo Cipro, Creta e le altre isole del Mar Mediterraneo sono chiamate Cettim nella Sacra Scrittura.

Dodanim. Molti fanno derivare da lui i Rodii, come se Dodanim fosse Rodanim, e il dalet fosse stato sostituito dalla lettera simile resh. Altri, tuttavia, fanno derivare da lui i Dodonei in Epiro.


Versetto 5: Le isole delle nazioni

DA QUESTI SI DIVISERO LE ISOLE DELLE NAZIONI — «secondo la loro lingua», come segue; dunque ciò avvenne dopo la dispersione avvenuta a Babele: è una prolessi. Nota: Gli Ebrei chiamano «isole» tutte le regioni verso le quali si viaggia per nave dalla Giudea, siano esse veramente isole o no, ma piuttosto terraferma, come ho detto a Geremia 25,22.


Versetto 6: I figli di Cam

Cus. Da lui discesero gli Etiopi, che perciò nella loro lingua si chiamano Cussiti. Così i Settanta, San Girolamo, Isidoro e altri.

Mesraim. Da lui fu abitato e popolato l'Egitto, che perciò in ebraico si chiama Mesraim, e ancor oggi è chiamato Mesra dagli Arabi e dai Turchi. Nota: Nel Salmo 105,22, Salmo 104,27 e Salmo 77,51, l'Egitto è chiamato terra di Cam; dal che risulta che Cam, figlio di Noè e padre di Mesraim, fu il primo ad abitare l'Egitto e ad amministrare il regno d'Egitto, ragione per cui fu chiamato il Saturno egiziano, come insegna Beroso, Libri IV e V, e Diodoro, Libro I. Per questo anche alcuni ritengono che Cam sia Ammone, ossia Giove Ammonio. Infatti le lettere sono le stesse, e la parola Cam, ovvero Ham, e Hammon sono la stessa cosa. Al padre Cam succedette il figlio Mesraim, che Beroso, e da lui Annio da Viterbo, ritengono essere lo stesso Osiride, che fu il più celebre re e dio degli Egiziani, e che ebbe come moglie Iside. Favorisce questa opinione la parentela delle parole Mesraim e Osiride, se vengono ricondotte alla loro origine ebraica, tolte le lettere servili — nella prima il mem, nella seconda l'alef con il cholem; allora infatti Mesraim è Osiride. Ma altri danno una diversa etimologia di Osiride, come dirò al capitolo 41.

Put. Da lui si ritiene che discendano i Libici e i Mauritani, presso i quali si trova un fiume chiamato Put, menzionato da Plinio, Storia Naturale, Libro V, capitolo 1.

Canaan. Che da lui discendano i Cananei è cosa certissima.


Versetto 7: Saba e Evila

Saba. Vi sono due Saba: il primo è questo, che fu figlio di Cus; è scritto in ebraico con un Samech. Da lui sembrano discendere gli Abissini, la cui capitale reale era chiamata Saba, che in seguito fu chiamata Meroe da Cambise, dal nome di sua sorella, e dalla quale venne a Salomone quella regina che è chiamata Regina di Saba. Il secondo Saba fu figlio di Regma; questo è scritto in ebraico con uno Shin. Da lui discesero i Sabei arabi, dei quali si dice: «I Sabei inviano il loro incenso.» Così i Settanta, Salmo 72,20, e San Girolamo in questo passo.

Evila. Da lui discesero i Getuli in Africa, dice San Girolamo e Giuseppe Flavio. Parimenti gli Evilei che abitarono in Evila, presso il Golfo Persico, e presso gli Amaleciti, 1 Re 15,7. In questa Evila abitò anche Ismaele, figlio di Abramo, Genesi capitolo 25, versetto 18.


Versetto 8: Cus generò Nemrod

8. CUS GENERÒ NEMROD, — che eccelse tra tutti i figli di Cus come principe. È chiamato appropriatamente in ebraico Nemrod, cioè «ribelle», perché fu il primo tiranno che oppresse gli altri e li costrinse alla servitù, e fu un disprezzatore di Dio. Così San Girolamo, Giuseppe Flavio, Alcuino e altri.

EGLI STESSO COMINCIÒ A ESSERE POTENTE SULLA TERRA. — I Settanta traducono: «era un gigante», cioè possente per mole corporea, per forza, per audacia, e per superbia e crudeltà, dice Sant'Agostino. Sembra dunque che Nemrod sia stato il primo gigante dopo il Diluvio. Inoltre era egli stesso potente in ricchezze e nell'usurpazione del dominio; cominciò infatti a sottomettere tirannicamente gli uomini a sé. Pertanto il primo principe e re del mondo fu Nemrod, e per giunta tiranno, dice l'Abulense.


Versetto 9: Un potente cacciatore davanti al Signore

9. E FU UN POTENTE CACCIATORE DAVANTI AL SIGNORE. — «Cacciatore» non tanto di fiere, come vogliono Vatablo, Gaetano e Aben-Ezra, quanto di uomini; perché con la forza e l'inganno catturava e opprimeva gli uomini, sia depredandoli, sia uccidendoli, sia riducendoli in schiavitù, come i Brasiliani e altri Indiani ancor oggi cacciano gli uomini. Così Sant'Agostino, La Città di Dio, Libro XVI, cap. 4, Lira, l'Abulense e altri. «Cacciatore» dunque è lo stesso che predone e saccheggiatore. Così Aristotele pose il brigantaggio (lotreia) tra i generi della caccia, e dalla caccia delle fiere si passa facilmente alla caccia degli uomini. Per questo Senofonte, Libro I dell'Educazione di Ciro, narra che Ciro addestrò i suoi Persiani alla guerra esercitandoli nella caccia e nell'uccisione degli animali; come fece anche nel secolo precedente Ismail Sofi, che tolse il regno di Persia ai Turchi e lo ampliò grandemente. La pratica della caccia è infatti come un addestramento preliminare per le guerre e le battaglie.

DAVANTI AL SIGNORE. — I Settanta hanno «enantion Kyriou», che Sant'Agostino traduce «contro il Signore»; da ciò Isidoro, Etimologie Libro VI, riferisce che Nemrod costrinse gli uomini, allontanati da Dio, all'idolatria, cioè al culto del fuoco in Caldea, dopo la dispersione alla Torre di Babele. Ma che si debba tradurre non «contro» ma «davanti al Signore» è chiaro dall'ebraico «liphne», cioè «davanti al Signore». Ora, «davanti al Signore» significa lo stesso che «veramente» e «eminentemente tale»; cioè tale al giudizio di Dio, che non può essere ingannato. Per questo Nemrod passò in proverbio, cosicché di un insigne tiranno si dice che è come un altro Nemrod, cacciatore e predone. Gaetano aggiunge che «davanti al Signore» è aggiunto per accrescere la gravità del crimine; poiché un crimine è giudicato più grave se commesso sotto gli occhi del magistrato.

Inoltre, altri propongono tre nuove interpretazioni. La prima è: «davanti al Signore», perché immolava al Signore sugli altari splendide vittime che aveva preso nella caccia, dicono Aben-Ezra, Kimchi e gli Ebrei. Seconda: «davanti al Signore», cioè per costringere gli uomini alla vita civile e alla monarchia, introdotta per volontà e beneplacito di Dio. Terza: Melchior Cano, De Locis, Libro II, cap. 15, «davanti al Signore», cioè all'aperto, come a dire: Nemrod cacciava gli uomini che erravano come bestie per i campi all'aria aperta, e li raccoglieva sotto i tetti e nella società civile.

Ma secondo queste interpretazioni, Nemrod sarebbe stato un principe prudente e lodevole; ora invece è accertato che fu empio e tiranno, e disprezzatore di Dio e della santa religione.


Versetto 10: L'inizio del suo regno fu Babilonia

10. ORA L'INIZIO DEL SUO REGNO FU BABILONIA. — Da ciò gli interpreti notano generalmente che questo Nemrod fu o il predecessore, e, come dice il Beroso anniano, il padre di Giove Belo e nonno di Nino, cioè il primo Saturno; oppure piuttosto, come giudicano San Girolamo, Agostino, Eusebio, Pererio e altri, che questo Nemrod fosse lo stesso Belo, che fu il padre di Nino. Infatti la tirannia, il carattere, il tempo e la sede regia di Babele di Nemrod e di Belo concordano in ogni punto; entrambi furono il primo re di Babilonia, entrambi furono autori dell'idolatria, secondo San Girolamo, Cirillo, Pererio e altri; e Nino suo figlio fu il primo a ordinare che suo padre Belo fosse adorato pubblicamente con onori divini come un dio; e da ciò, da Belo, gli idoli presso gli Ebrei, i Siri e i Fenici furono chiamati bel, baal, baalim: poiché bel, o baal, è lo stesso che Belo. Pertanto il nome proprio di Nemrod era Nemrod, che fu chiamato appellativamente e per antonomasia Bel, Baal e Belo, cioè Signore e Dominatore: così come ancor oggi i Turchi e i Tartari chiamano il loro re il Gran Khan, ossia il Grande Signore.

Questo Belo, dunque, fu il primo Giove, il primo e comune dio dei Gentili. Per questo allo stesso Giove Belo, Semiramide, moglie di Nino, edificò un tempio magnificentissimo, come testimonia Diodoro, Libro III, cap. 4, nel quale si trovava il sepolcro di Belo, mirabile per grandezza e struttura; era infatti alto uno stadio, secondo Strabone, Libro XVI. E questa fu l'origine dell'idolatria, intorno al trecentesimo anno dopo il Diluvio. Infatti, benché Tertulliano, nel suo libro Sull'Idolatria, ritenga che vi fossero idoli prima del Diluvio, tuttavia Cirillo, Libri I e III Contro Giuliano, afferma che l'idolatria a noi nota trasse la sua origine dopo il Diluvio dal padre del re Nino, che lo stesso Cirillo chiama Arbelo, e che noi chiamiamo Belo. Ne è anche indizio il fatto che la maggior parte degli idoli dei Gentili, specialmente degli Orientali, prendono nome da questo Bel, o Belo, come Beelzebub, Beelfegor, Baalberit, Baalsames. Si veda quanto detto al capitolo 4, versetto 26.

Nota: Nemrod fu l'autore, l'inventore e il fondatore della torre e della città di Babele; ma in seguito Semiramide, moglie di Nino, la restaurò e la ingrandì e ornò mirabilmente, e per questa ragione Erodoto, Diodoro Siculo, Strabone, Mela, San Girolamo, Giuseppe Flavio, Giustino e altri affermano che Babilonia fu fondata da lei.

Nota in secondo luogo: Nemrod, ossia Belo, cominciò a regnare in Babele intorno all'anno 170 dopo il Diluvio, quando ivi avvenne la divisione delle lingue e delle nazioni; ma crescendo gradualmente in forza e potenza, divenne re e quasi monarca nell'anno 184 dopo il Diluvio, e regnò per 65 anni (tanti anni infatti tutti gli storici assegnano al regno di Belo), cioè fino all'anno 249 dopo il Diluvio, quando morì e gli succedette il figlio Nino. Poiché nel 43° anno di Nino nacque Abramo, come tutti riferiscono: e Abramo nacque nell'anno 292 dopo il Diluvio; dunque il 43° anno del regno di Nino cade nell'anno 292 dopo il Diluvio; e di conseguenza, risalendo all'indietro, il primo anno del regno di Nino cade nell'anno 249 dopo il Diluvio. Pertanto in quell'anno 249, Belo, ossia Nemrod, lasciò il regno e la vita, e gli succedette il figlio Nino.

Infine, Babilonia oggi è chiamata Baldag, ovvero Baghdad; sebbene l'antica Babilonia propriamente non esista più, ma sia stata interamente distrutta, e in un luogo ad essa vicino sia stata edificata Baldag, che esiste oggi, come insegna Ortelio.

E ARACH — che fu poi chiamata Edessa, città della Celesiria, nella quale regnò Abgar, a cui Cristo inviò la sua immagine, secondo Eusebio.

ACHAD. — Questa è Nisibi, città della Mesopotamia sul fiume Tigri, nella quale fiorì San Giacomo di Nisibi, del quale [scrive] Teodoreto.

CALANNE. — Questa è o Seleucia, o certamente Ctesifonte, la città reale dei Persiani, dice San Girolamo.

LA TERRA DI SENNAAR. — Così è chiamata la pianura circostante Babilonia; aggiunge questo per distinguerla dall'altra Babilonia, che si trova in Egitto, e che ora è chiamata il Cairo.


Versetto 11: Da quella terra uscì Assur

11. DA QUELLA TERRA (Sennaar, cioè da Babilonia) USCÌ ASSUR. — Giuseppe Flavio e da lui Sant'Agostino e Girolamo ritengono che questo Assur sia il secondo figlio di Sem, del quale si parla al versetto 22; egli sarebbe qui inserito per anticipazione, in occasione del regno di Babilonia, al quale succedette immediatamente il regno degli Assiri in Ninive, di cui fu fondatore questo Assur; da questo Assur infatti gli Assiri sembrano essere sorti e aver preso il nome, e dal medesimo fu fondata la città che, in seguito restaurata e grandemente ingrandita da Nino, fu chiamata Ninive. Questa opinione è probabile.

Ma poiché tutte queste cose appartengono ai figli non di Sem, bensì di Cam, fino al versetto 21, dove Mosè tratta per la prima volta dei figli di Sem, più correttamente Pererio, Delrio e altri giudicano che questo Assur sia Nino, figlio di Belo; poiché tutti gli antichi concordano che Ninive, ossia la città di Nino, fu fondata e così chiamata da lui. Nino dunque è qui chiamato Assur, o perché aveva due nomi, o piuttosto è chiamato Assur per anticipazione, perché in seguito fu il primo re e monarca degli Assiri.


Versetto 12: Questa è una grande città

12. QUESTA È UNA GRANDE CITTÀ. — «Questa», cioè non Cale, ma Ninive, che è nominata in primo luogo come la principale e la più importante; il testo infatti ritorna e si riferisce a questa, benché più lontana, secondo il modo ebraico. Ninive infatti al tempo di Nino fu la più grande delle città del mondo, tale da non aver avuto pari né prima né dopo in questo mondo; il perimetro della città era di 480 stadi, cioè sessantamila passi; l'altezza delle mura era di cento piedi, e la larghezza tale che tre carri potevano procedere affiancati; aveva 150 torri, ciascuna alta 200 piedi. Così Pererio da Diodoro e Strabone. In seguito, al tempo del profeta Giona, fu tanto grande che non poteva essere percorsa e visitata strada per strada in meno di tre giorni. Per questo Giona la chiama una città di tre giorni di cammino.


Versetto 13: I discendenti di Mesraim

13. Ludim. Da costui i Lidi, non quelli sui quali regnò Creso, ma altri presso l'Egitto, dei quali parlano Isaia 46,9 e Ezechiele 30,5.

Laabim. Da costui i Libici in Africa.

Neftuim. Da costui i Numidi.

14. Fetrusim. Da costui gli Arabi Petrei, la cui capitale era la città di Petra.

Casluim. Questi sono i Filistei, con i quali i Giudei ebbero guerra perpetua: poiché sebbene Dio avesse dato ad Abramo e ai Giudei soltanto Canaan, affinché sterminassero i Cananei, discendenza di Canaan, tuttavia i Filistei avevano occupato parte di Canaan dopo averne cacciato i Cananei, come risulta da Sofonia 2,5. Parimenti i Cappadoci cacciarono gli Evei, che erano Cananei, dalla loro terra, come è detto in Deuteronomio 2,23; per cui giustamente gli Ebrei reclamarono con la guerra ad entrambi la terra di Canaan loro dovuta e data da Dio.

Caftorim. Da costui i Cappadoci. Così i Settanta e la nostra [Vulgata].


Versetto 16: L'Ittita, il Gebuseo e gli altri popoli cananei

16. L'ITTITA, IL GEBUSEO, ecc. — Nota: Tutti questi sono nomi di popoli che discesero dai figli di Canaan; dal padre Het infatti presero nome gli Ittiti; da Iebus, i Gebusei; da Sin, i Sinei, ecc., come risulta dall'ebraico.

Villalpando, Parte I del De Urbe et Templo, Libro I, cap. 10, sostiene che Iebus, ossia il Gebuseo, figlio di Canaan e pronipote di Noè, fondò Gerusalemme, che da lui fu chiamata Iebus; così come suo fratello Sidone, secondo Giuseppe Flavio, fondò la città di Sidone; e Amato fondò Amat, e Aradio la città di Arad.

17. Il Sineo. I Sinei qui menzionati sono i Cinesi, dimoranti presso il Giappone, della cui conversione a Cristo profetizzò Isaia al capitolo 49, versetto 12, nel testo ebraico, come ho detto in quel passo. Così ritengono alcuni. Ma poiché i rimanenti discendenti di Canaan di cui qui si parla dimoravano non in India ma in Giudea o presso la Giudea, questi Sinei sembrano piuttosto essere stati gli abitanti del deserto e del monte Sinai. Questo Sineo è diverso dal Ceneo con la C, come dirò a Giudici capitolo 4, versetto 17.

18. L'Arvadeo. Da questo uomo, o piuttosto popolo, furono fondate e così chiamate le città di Arado e Antarado presso Sidone, delle quali si veda Ezechiele 27,8.

Il Samareo. I Samarei sembrano essere gli stessi dei Perizei, e dal loro capostipite — non questo antico, ma quello più recente che visse al tempo di Omri re d'Israele, e fu parimenti chiamato Semer o Somer — sia il monte sia la città e la regione furono chiamati Samaria, 3 Re 16,24.

L'Amateo, — abitanti della città di Amat, che nella Scrittura è duplice, cioè Amat la Grande, che è Antiochia; e Amat la Piccola, che è Epifania.


Versetto 19: I confini di Canaan

Il versetto 19 descrive i confini della terra occupata dai Cananei. Il confine settentrionale è stabilito a Sidone, quello meridionale da occidente a Gerara e Gaza, quello meridionale da oriente a Sodoma, Gomorra, Adma, Seboim e Lesa.


Versetto 21: I figli di Sem

21. FRATELLO MAGGIORE DI IAFET. — L'ebraico «haggadol» è indeclinabile, per cui può essere tradotto sia come «del maggiore» al genitivo, come traducono i Settanta, sia come «il maggiore» all'ablativo. Gli Ebrei, Lira e Tostato traducono «del maggiore», riferendolo a Iafet: donde ritengono che Iafet fosse il primogenito di Noè, Cam il secondo, e Sem il terzo e ultimo. Ma è più vero tradurre «il maggiore»; così infatti traduce la nostra [Vulgata], Pagnini, Vatablo, Gaetano e altri: poiché tutte queste cose appartengono alla lode non di Iafet ma di Sem; altrove infatti, come al capitolo 9, versetto 24, tra i figli di Noè Sem è posto per primo, Cam per secondo e Iafet per terzo.

Si obietterà: Noè cominciò a generare questi tre figli nell'anno 500 della sua vita, come è detto alla fine del capitolo 5: dunque in questo anno 500 generò Iafet, nell'anno 501 generò Cam, e nell'anno 502 generò Sem; poiché Genesi 11,11 dice che Sem aveva cento anni due anni dopo il Diluvio (che avvenne nell'anno 600 di Noè): dunque Sem nacque nell'anno 502 di Noè, e di conseguenza nell'anno 500 di Noè nacque Iafet e fu il primogenito di Noè.

Rispondo: La Scrittura spesso esprime soltanto i numeri tondi, ma passa sotto silenzio quelli piccoli e minuti. Così qui, quando dice al capitolo 5, versetto 32 che Noè cominciò a generare nell'anno 500, si intenda non precisamente 500 ma 502. Oppure certamente, quando dice al capitolo 11 che Sem aveva 100 anni due anni dopo il Diluvio quando generò Arfaxad, si intenda non precisamente 100 ma 102; la Scrittura infatti non si cura, ma passa sotto silenzio, il numero due in quanto minuto in un numero così grande.

22. I FIGLI DI SEM: ELAM. — Da cui gli Elamiti, cioè i Persiani: parimenti da Assur gli Assiri, da Lud i Lidi, il cui re fu Creso; da Arfaxad discesero i Caldei, dice San Girolamo.

ARAM. — Da cui gli Aramei, cioè i Siri. Si noti che nelle Scritture la Siria si estende ampiamente e comprende l'Armenia, e persino la Mesopotamia, che è chiamata Aram Naharaim, cioè «Siria dei due fiumi», perché giace tra il Tigri e l'Eufrate, come dirò più ampiamente al capitolo 25, versetto 20.


Versetto 24: Eber e l'origine degli Ebrei

24. EBER. — Dal quale discesero e presero nome gli Ebrei, che soli conservarono la lingua originaria del paradiso, cioè l'ebraico, insieme al vero culto di Dio nella divisione delle nazioni e delle lingue a Babele, benché vi sia anche un'altra origine della parola Ebreo, come dirò al capitolo 14, versetto 13.

Alcuni ritengono che Eber sia nato nel tempo in cui il nonno Arfaxad, partendo dall'Armenia, attraversò il fiume Tigri, e fu il primo di tutti a stabilirsi in Caldea, e perciò chiamò il neonato Eber, cioè «colui che attraversa», vale a dire il Tigri. Questa opinione è confortata da quanto insegnano San Girolamo e Giuseppe Flavio, Antichità Libro I, cap. 7, cioè che i Caldei discesero da Arfaxad.


Versetto 25: Peleg, perché ai suoi giorni la terra fu divisa

25. PELEG, PERCHÉ AI SUOI GIORNI LA TERRA FU DIVISA. — Peleg in ebraico significa infatti «divisione»: questa divisione e dispersione avvenne a Babele, della quale si parla al capitolo 11.

Si chiede se questa divisione delle lingue e delle nazioni sia avvenuta alla nascita, a metà o alla fine della vita di Peleg. Sant'Agostino, La Città di Dio Libro XVI, cap. 11, e Pererio ritengono che sia avvenuta alla nascita di Peleg: da ciò infatti il bambino fu chiamato Peleg. In secondo luogo, e meglio, gli Ebrei, San Girolamo, Crisostomo, Tostato e Lira ritengono che sia avvenuta non alla nascita ma durante la vita di Peleg: suo padre Eber infatti, uomo santo, profetizzando, diede al figlio neonato il nome Peleg da un evento non presente ma futuro, che prevedeva nello Spirito.

E così dico che sembra più probabile che intorno all'anno 170 dopo il Diluvio, quando Peleg aveva già 70 anni (nacque infatti nell'anno 101 dopo il Diluvio, come risulta dal capitolo 11, versetti 15 e 16), sia avvenuta questa divisione. Lo si prova in primo luogo perché intorno a questo anno 170, avvenuta questa divisione a Babele, Nemrod cominciò a regnare, come ho detto al versetto 10; in secondo luogo perché la Scrittura qui non dice alla nascita, ma nei giorni di Peleg la terra fu divisa; in terzo luogo perché nell'anno 101 dopo il Diluvio, quando nacque Peleg, gli uomini non sembrano essersi moltiplicati al punto da poter essere divisi in 70 nazioni e lingue; vi era allora soltanto la seconda, o al massimo la terza generazione dal Diluvio. Si aggiunga ciò che è più pressante: Eber generò Peleg all'età di 34 anni, e dopo di lui, come sembra, generò Iectan. Ma Iectan ebbe molti figli, come si dice qui, i quali, essendo già anziani al momento della dispersione di Babele, furono dispersi ciascuno nella propria regione, nazione e lingua, così come gli altri qui nominati, come risulta dal versetto 31. Dunque non alla nascita di Peleg, ma quando era già anziano (poiché il suo fratello minore Iectan aveva già tanti figli essi stessi anziani), la terra fu divisa. Così Diodoro, Lipomano e altri.

Sant'Agostino risponde che Iectan non era più giovane ma più anziano di Peleg. Ma ciò sembra poco probabile: poiché qui Peleg è nominato prima di Iectan; ma ammettiamo pure che sia vero: Iectan dovette nascere solo poco tempo prima di Peleg: poiché Peleg nacque nell'anno 34 del padre Eber; sia dunque Iectan nato nell'anno 30 o 25 di Eber, così sarebbe stato al massimo di nove anni più anziano di Peleg; e pertanto Iectan non avrebbe potuto avere tanti e così grandi figli alla nascita di Peleg.

Da ciò segue che è falso quanto riferiscono gli Ebrei nel Seder Olam, cioè che questa divisione delle lingue e delle nazioni sia avvenuta alla fine della vita di Peleg, cioè intorno all'anno 340 dopo il Diluvio, vale a dire 10 anni prima della morte di Noè; poiché in questo anno 340 Abramo era già nato e aveva 48 anni: ora, prima di Abramo, Nino aveva combattuto contro Zoroastro con moltissime nazioni radunate, come ho detto verso la fine del capitolo precedente: dunque le nazioni erano già state da tempo divise e disperse.


Versetto 29: Ofir, Evila e i figli di Iectan

29. OFIR, EVILA. — Da costoro gli Indiani e varie nazioni degli Indiani. Così San Girolamo e Arias, il quale riferisce a Iobab anche quella parte del Nuovo Mondo che è chiamata Parias. I discendenti dei rimanenti qui nominati sono sconosciuti.


Versetto 31: Questi sono i figli di Sem

31. QUESTI SONO I FIGLI DI SEM SECONDO LE LORO FAMIGLIE E LINGUE. — Da ciò Filastrio, nel De Haeresibus, cap. 106, insegna che si deve fermamente credere che prima della Torre di Babele vi fossero varie lingue, ma che tutti gli uomini allora le comprendessero; nella dispersione babilonese, invece, in ciascun patriarca rimase una sola lingua, diversa dalla lingua di qualsiasi altro patriarca. A ciò aderisce Niccolò da Cusa, il quale nel suo Compendium, cap. 3, dice: «La prima arte del parlare fu così abbondante di sinonimi che tutte le lingue che poi furono divise erano in essa contenute, e lo stesso Adamo, se qualcuno gli avesse parlato in quelle, le avrebbe comprese tutte, poiché egli aveva imposto tutti i vocaboli, e a molti fu improvvisamente concessa la perizia delle lingue.»

Ma che ciò sia falso è chiaro dal capitolo seguente, dove prima di questa dispersione la terra è detta essere stata di un sol labbro e di una sola lingua. Questa è dunque una prolessi, ossia un'anticipazione; le lingue qui sono chiamate non quelle che già esistevano, ma quelle che stavano per sorgere poco dopo a Babele. Così Sant'Agostino, Ruperto e altri.


Versetto 32: Da questi le nazioni furono divise

32. DA QUESTI LE NAZIONI FURONO DIVISE. — Comunemente sant'Agostino, san Girolamo, Prospero e sant'Epifanio contano 72 nazioni e lingue nelle quali gli uomini furono divisi alla dispersione di Babele: tante persone infatti, cioè settantadue, si trovano nominate e enumerate in questo capitolo, precisamente 14 dai figli di Iafet, 31 dai figli di Cam e 27 dai figli di Sem. Essi aggiungono infatti Cainan, che aggiungono i Settanta. Ma nel capitolo seguente mostrerò che Cainan deve essere rimosso. Inoltre qui devono essere sottratti i nomi dei padri: i padri infatti non costituirono una famiglia o nazione diversa dai loro figli: tolti dunque costoro, restano 55 figli, da ciascuno dei quali sorse una singola nazione, poiché alla dispersione di Babele ciascuna ricevette la propria lingua o dialetto; sulla qual cosa si veda ampiamente Pererio, Libri XV e XVI.

Da quanto detto segue che queste nazioni furono disperse per tutto il mondo, e di conseguenza sia per l'emisfero inferiore che per quello superiore. Donde segue che alcuni sono antipodi di altri, e stanno e camminano con i piedi in direzione opposta. Plinio negò che vi fossero antipodi, Libro II, cap. 67; parimenti Cicerone, Mela, e Gregorio Nazianzeno, epistola 71 a Postumiano, e Agostino, La Città di Dio, Libro XVI, cap. 9. La ragione che li mosse era l'immensità dell'Oceano interposto tra questo mondo e quello nuovo, che a loro sembrava invalicabile, cosicché gli uomini non potessero passare da questo mondo a quello nuovo.

Ma a questa obiezione ho risposto al capitolo 8, versetto 17. Poiché dalle navigazioni degli Spagnoli è ormai accertato che l'America è abitata da esseri umani, e che essi sono i nostri antipodi.

Inoltre, da ciò si ricava che queste nazioni furono disperse per tutti i climi del mondo, e abitano non soltanto le regioni entro i Tropici, ma anche quelle al di là di essi, e quasi sotto i poli, e inoltre sotto l'Equatore, sotto il quale gli antichi un tempo ponevano la Zona torrida, che a causa del calore giudicavano inabitabile.

Ma dalle stesse navigazioni degli Spagnoli è accertato che la Zona torrida è abitata da esseri umani ed è temperata, e ciò sia per l'abbondanza delle piogge, sia per la brevità dei giorni estivi, sia per la vicinanza dell'Oceano, sia per i venti perpetui dai quali è percorsa, sia per altri mezzi e rimedi della divina provvidenza, come insegna il testimone oculare Giuseppe de Acosta, De Novo Orbe, Libro II, cap. 8 e seguenti. Così infatti Dio adempie il suo decreto, che stabilì al capitolo 1, versetto 28: «Riempite la terra.»