Cornelius a Lapide

Genesi XIII


Indice


Sinossi del Capitolo

Abramo si separa da Lot. Lot sceglie Sodoma, Abramo sceglie Canaan, che Dio gli mostra e promette al versetto 14.


Testo della Vulgata: Genesi 13,1-18

1. Abramo dunque salì dall'Egitto, egli e sua moglie e tutto ciò che possedeva, e Lot con lui, verso la regione meridionale. 2. Ed era ricchissimo in oro e argento. 3. E tornò per la strada da cui era venuto, dal mezzogiorno a Betel, fino al luogo dove prima aveva piantato la tenda tra Betel e Ai: 4. al luogo dell'altare che aveva eretto prima, e lì invocò il nome del Signore. 5. Anche Lot, che era con Abramo, aveva greggi di pecore, e armenti, e tende. 6. Né la terra poteva contenerli per abitare insieme, poiché i loro beni erano grandi, e non potevano dimorare in comune. 7. E così sorse una contesa tra i pastori del gregge di Abramo e quelli di Lot. In quel tempo il Cananeo e il Perizzita abitavano in quella terra. 8. Disse dunque Abramo a Lot: «Non vi sia, ti prego, contesa tra me e te, e tra i miei pastori e i tuoi pastori, poiché siamo fratelli. 9. Ecco, tutta la terra è davanti a te: allontanati da me, ti prego. Se andrai a sinistra, io prenderò la destra; se sceglierai la destra, io andrò a sinistra.» 10. E Lot, alzando gli occhi, vide tutta la regione intorno al Giordano, che era interamente irrigata prima che il Signore distruggesse Sodoma e Gomorra, come il paradiso del Signore e come l'Egitto venendo verso Segor. 11. E Lot scelse per sé la regione intorno al Giordano, e partì dall'Oriente; e si separarono l'uno dall'altro. 12. Abramo abitò nella terra di Canaan, mentre Lot dimorò nelle città intorno al Giordano e abitò a Sodoma. 13. Ora gli uomini di Sodoma erano pessimi e peccatori dinanzi al Signore oltre misura. 14. E il Signore disse ad Abramo, dopo che Lot si fu separato da lui: «Alza i tuoi occhi e guarda dal luogo dove ora ti trovi, a settentrione e a mezzogiorno, a oriente e a occidente. 15. Tutta la terra che vedi, la darò a te e alla tua discendenza per sempre. 16. E renderò la tua discendenza come la polvere della terra: se qualcuno potrà contare la polvere della terra, potrà contare anche la tua discendenza. 17. Àlzati e percorri la terra in lungo e in largo, poiché la darò a te.» 18. Così Abramo, spostando la sua tenda, venne e abitò presso la valle di Mamre, che è in Ebron, e costruì lì un altare al Signore.


Versetto 1: Abramo risale dall'Egitto

Verso la regione meridionale — rispetto a Canaan, ossia alla Giudea; la Sacra Scrittura infatti dispone sempre le direzioni del mondo in riferimento a questa terra, essendo stata scritta per gli Ebrei. Questo luogo si trovava dunque nel meridione della Giudea, ma a settentrione dell'Egitto, poiché Abramo ritornò a Betel, da dove era partito.


Versetto 4: Il luogo dell'altare

Al luogo dell'altare — al luogo dell'altare dove, cioè nel capitolo 12, versetto 8, aveva eretto un altare. Ciò è chiaro dall'ebraico.


Versetto 5: Lot che era con Abramo

Che era con Abramo. Con queste parole Mosè indica che Lot fu benedetto e arricchito da Dio grazie alla sua compagnia con Abramo.

Tende — cioè padiglioni in cui egli stesso viveva con la sua famiglia; non abitavano infatti in case, ma in capanne, come pellegrini, secondo Ebrei capitolo 11, versetto 9.


Versetto 6: La terra non poteva contenerli

Né la terra poteva contenerli. La stessa porzione di Canaan non era sufficiente per i pascoli necessari a nutrire tanti e così grandi greggi di entrambi. «È un vizio mondano,» dice Sant'Ambrogio, Libro I su Abramo, capitolo 3, «che la terra non possa contenere i ricchi. Nulla infatti basta all'avidità dei ricchi. Più uno è ricco, più è bramoso di possedere. Desidera estendere i confini dei suoi campi e escludere il vicino. Era forse così Abramo? Niente affatto. Eppure, come chi non è per nulla avaro, offre la scelta; come giusto, taglia alla radice la discordia.»


Versetto 7: La contesa dei pastori

E così sorse una contesa — poiché ciascuno dei pastori rivendicava per i propri greggi i pascoli migliori. Si veda qui come le ricchezze generino liti e contese, anche tra i fratelli e i parenti più stretti. Donde San Giovanni Crisostomo, Omelia 33: «Le mandrie si accrebbero,» dice, «i greggi si moltiplicarono, copiose ricchezze affluirono, e subito la concordia si lacera. Prima vi era pace e il vincolo della carità; ora contesa e conflitto. Dove infatti c'è il mio e il tuo, là vi è ogni genere di liti; dove invece questi non esistono, là dimorano sicure la pace e la concordia.» Donde a proposito dei primi cristiani, Luca dice (At 4,32): «La moltitudine dei credenti aveva un cuore solo e un'anima sola.» Aggiunge la ragione: «Nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma tutto era fra loro comune.»

In quel tempo il Cananeo e il Perizzita abitavano nella terra — come a dire: affinché dunque Abramo e la sua famiglia non fossero assaliti e oppressi da costoro mentre contendevano e litigavano con Lot; e inoltre, affinché i Cananei non fossero scandalizzati da queste contese dei pastori, e così bestemmiassero la famiglia fedele e devota di Abramo, e di conseguenza fossero ancor più allontanati dalla sua fede e religione, e dal vero Dio. Per questa ragione Abramo volle separarsi da Lot, e così rimuovere ogni occasione di scandalo.


Versetto 8: Siamo fratelli

«Poiché siamo fratelli.» «Fratelli,» cioè parenti; Lot era infatti nipote di Abramo attraverso suo fratello.


Versetto 9: Se a sinistra o a destra

«Ecco, tutta la terra è davanti a te» — è in tuo potere e in tua scelta; puoi scegliere qualunque parte della regione ti piaccia, poiché gli abitanti te la venderanno o affitteranno volentieri.

Abramo, lo zio, dà qui a suo nipote Lot la facoltà di scegliere qualunque regione desideri. Di qui sembra essere nata l'antica consuetudine nella divisione dell'eredità tra fratelli, secondo cui il fratello maggiore, come il più prudente, divide l'eredità in parti uguali, mentre il minore sceglie (cosicché nessuno dei due possa lamentarsi di essere stato ingannato). Sant'Ambrogio loda ciò, Libro I su Abramo, capitolo 3, e Agostino, Libro XVI della Città di Dio, capitolo 20. «Il Patriarca insegna,» dice Ambrogio, «come debba essere una divisione: il più forte divida, il più debole scelga, affinché non vi sia di che lamentarsi. Nessuno infatti potrebbe contestare la porzione di propria scelta. Non resta occasione di recedere a chi è data la facoltà di scegliere.»

«Se a sinistra.» Per «sinistra» intende il settentrione, per «destra» il mezzogiorno. Così il Caldeo e Vatablo. In ebraico le parole si contrappongono in modo elegante, poiché si legge: «Se tu andrai a sinistra, io andrò a destra; se tu andrai a destra, io andrò a sinistra» — cioè, se tu scegli la sinistra, io sceglierò la destra, e viceversa. Dice egregiamente Sant'Ambrogio, Libro II su Abramo, capitolo 6: «Un uomo progredito nella disciplina della filosofia,» dice, «affermò prima di noi che quattro qualità appartengono all'uomo dabbene: primo, che si adoperi per rendere tutti gli uomini suoi amici; secondo, che se non può renderli amici, almeno non li renda nemici; terzo, che se neppure ciò è possibile, si congedi in buoni termini; quarto, che se qualcuno lo insegue mentre si ritira, si difenda come può. Ma le prime tre di queste le riconosciamo in Abramo, non a parole ma in atti veri. La quarta tuttavia non si applica, poiché anche verso colui che si allontanava egli conservò l'affetto di un padre, cosicché non solo non lo inseguì, ma lo riscattò e liberò una volta catturato.»


Versetto 10: La regione intorno al Giordano

Tutta la regione intorno al Giordano. Vatablo traduce «tutte le pianure dei campi del Giordano»; il Caldeo «tutta la piana del Giordano».

«Come il paradiso del Signore.» In ebraico kegan adonai, «come il giardino del Signore,» che Dio aveva piantato e ornato per Adamo, Genesi 2,8; così Sant'Agostino. E come qualsiasi altro giardino amenissimo che fu fatto da Dio o poteva essere fatto.

«E come l'Egitto venendo verso Segor,» come a dire: come quella parte dell'Egitto che si attraversa per giungere a Segor, poiché questa è irrigata dal Nilo e perciò è fertilissima. Tuttavia, poiché questa parte dell'Egitto si affaccia ugualmente su Sodoma e Gomorra, che erano città più notevoli di Segor — e Mosè avrebbe perciò nominato quelle piuttosto che Segor — di conseguenza, in secondo luogo e più propriamente e genuinamente, «venendo verso Segor» non si riferisce a «come l'Egitto,» bensì a quanto precede: «la regione del Giordano, che era interamente irrigata venendo (nel venire) verso Segor,» come a dire: l'intera Pentapoli prima della sua distruzione, specialmente dal luogo in cui allora si trovava Abramo, procedendo verso Segor, era irrigata e fertilissima, come il paradiso e come l'Egitto, che il Nilo rende fecondo. Così Sant'Agostino, Caietano e Pererio.


Versetto 11: Lot scelse per sé

«E Lot scelse per sé.» Dio permise che Lot fosse ingannato in questa sua scelta, sia affinché col suo esempio e la sua compagnia i Sodomiti fossero stimolati all'odio dei peccati e all'amore della virtù, sia affinché noi imparassimo a non preferire il piacevole al salutare, né a seguire la nostra cupidigia nelle scelte. «Il più debole,» dice Sant'Ambrogio, Libro I su Abramo, capitolo 3, «sceglie il più piacevole e disdegna il più utile. Per lo più infatti, dove i frutti sono disuguali, il più prudente evita il più ameno. Essi suscitano rapidamente l'invidia, rapidamente eccitano l'animo dell'avaro,» ecc.

«Partì dall'Oriente.» Si dirà: Lot andava verso il Giordano e la Pentapoli, che si trovano a oriente; dunque non partì dall'oriente, bensì vi si avvicinò. Alcuni rispondono che vi è uno scambio di preposizioni: «da» è posto per «a,» «verso»; l'ebraico infatti legge «partì dall'Oriente,» cioè «verso l'Oriente.» Vuole semplicemente dire che Lot si allontanò da Abramo; il primo percorse l'oriente, il secondo l'occidente. Vale a dire: Lot si allontanò da Abramo verso oriente.

In secondo luogo, altri, seguendo Pererio, rispondono che Lot partì dall'Oriente perché non procedette direttamente e in linea retta da Betel verso oriente, ma deviò lateralmente verso la Pentapoli, che rispetto a Betel era in parte a oriente, in parte a mezzogiorno. Poiché infatti veniva dal mezzogiorno, cioè dall'Egitto, a Betel, non procedette diritto verso oriente, ma girò la sua strada di ritorno verso il mezzogiorno, da cui era venuto.

In terzo luogo, e con la massima precisione, Mosè qui chiama «Oriente» il luogo dove Lot e Abramo si trovavano quando si separarono l'uno dall'altro — cioè il luogo del quale aveva detto nel capitolo 12,8: «E di là, passando al monte che era a oriente di Betel, piantò ivi la tenda, avendo Betel a occidente e Ai a oriente.» Questo luogo dunque, dove avvenne la separazione di Lot da Abramo, come è chiaro dal capitolo 13,3, è chiamato «l'Oriente,» perché era a oriente di Betel, e aveva Ai a oriente. Il significato è dunque: Lot partì dall'Oriente, cioè dal luogo dove strinse il patto di separazione con Abramo, il quale per le ragioni appena esposte è chiamato «l'Oriente» da Mosè.

«L'uno dall'altro.» In ebraico «uomo dal suo fratello,» cioè l'uno dall'altro, fratello da fratello — vale a dire, zio da nipote.


Versetto 12: Abramo abitò nella terra di Canaan

«Abramo abitò nella terra di Canaan.» «Canaan» qui è il nome di un solo popolo e di una parte della terra promessa, situata lungo il Mar Mediterraneo e le acque del Giordano. Il Cananeo era infatti uno dei sette popoli che abitavano la terra promessa e che gli Ebrei espulsero; e da questo popolo, come il principale, l'intera regione fu chiamata Canaan o Cananea. In questo senso, anche Lot, abitando a Sodoma, abitava in Canaan. Ma prendendo il termine Canaan in senso stretto, come è inteso qui, Abramo abitò in Canaan, mentre Lot abitò non in Canaan ma a Sodoma. Sodoma tuttavia non apparteneva propriamente ai Cananei ma ai Perizziti, dice Tostato.

«Lot invece dimorò nelle città intorno al Giordano e abitò a Sodoma» — cioè Lot, viaggiando e peregrinando coi suoi greggi, visitava le città e i campi del Giordano fino a Sodoma, come l'ebraico chiaramente afferma.


Versetto 13: I Sodomiti erano pessimi

«I Sodomiti erano pessimi e peccatori dinanzi al Signore» — cioè peccatori straordinari e gravissimi; poiché tutto ciò che è di Dio, o dinanzi a Dio, è grande e straordinario. Ezechiele spiega questi peccati, o piuttosto l'origine di questi peccati, nel capitolo 16,49, quando dice: «Ecco, questa fu l'iniquità di Sodoma: superbia, sazietà di pane e abbondanza, e l'ozio suo» (i Settanta traducono: «ella e le sue figlie si crogiolavano nelle delizie e si vantavano magnificamente»), «e non stendevano la mano al povero e al bisognoso.» Come a dire: questa fu la quintuplice iniquità di Sodoma, e la radice e l'origine delle restanti, cioè delle loro mostruose libidini. La prima iniquità di Sodoma fu la superbia; la seconda, la sazietà di pane e di cibo, cioè la gozzoviglia e la crapula; la terza, l'abbondanza e il lusso di ogni cosa; la quarta, l'ozio. Si chiede: perché Egisto divenne adultero? La risposta è pronta: era ozioso.

La quinta fu la spietatezza. Donde San Girolamo, commentando il citato versetto di Ezechiele, così dice: «Superbia, sazietà di pane, abbondanza di ogni cosa, ozio e lusso — questo è il peccato di Sodoma. E per questo ne segue la dimenticanza di Dio, che ritiene perpetui i beni presenti. Onde è scritto di Israele: Mangiò e bevve, fu sazio e ingrassò, e il diletto recalcitrò. Sapendo ciò, Salomone, il più sapiente di tutti, prega così: Dammi il necessario e il sufficiente, affinché, sazio, non diventi menzognero e dica: Chi mi vede? O affinché, ridotto in povertà, non rubi e non spergiuri il nome del mio Dio.» Fin qui San Girolamo.

In secondo luogo, i Sodomiti erano peccatori dinanzi al Signore, cioè apertamente, pubblicamente, alla vista di questo sole, sotto lo sguardo stesso di Dio e del sole, peccavano senza vergogna. Come a dire: i Sodomiti non erano solo iniquissimi, ma anche sfrontati, sprezzatori di Dio e degli uomini.

In terzo luogo, l'ebraico ladonai, che il nostro traduttore rende «dinanzi al Signore,» può con Vatablo essere tradotto «contro il Signore.»

Tanto maggiore fu la virtù di Lot, in quanto fu il migliore tra i peggiori, come insegna San Pietro (2 Pt 2,7) e San Gregorio (Moralia, Libro I, capitolo 1).


Versetto 15: Tutta la terra che vedi

«Tutta la terra che vedi.» È probabile, come ritiene Pererio, che Dio, o un angelo in vece di Dio, abbia presentato ad Abramo sveglio (così come a Mosè in Deuteronomio 34,1) una visione dell'intera terra promessa (poiché Abramo non poteva naturalmente vederla tutta semplicemente guardandosi intorno) e di ciascuna sua parte, nella quale egli potesse vedere chiaramente, distintamente e con precisione tutto ciò che in quella terra era degno di essere visto. Così infatti il diavolo mostrò a Cristo tutti i regni del mondo e la loro gloria (Mt 4,8). E così San Benedetto, con Dio che lo elevava, vide il mondo intero come un piccolo globo sospeso nell'aria, sottoposto ai suoi occhi sotto un unico raggio di sole, come riferisce San Gregorio nei Dialoghi, Libro II, capitolo 35.

«La darò a te e alla tua discendenza per sempre.» L'«e» è esplicativo e significa lo stesso di «cioè»; ciò che è dato alla sua discendenza e ai posteri si considera dato ad Abramo, secondo il Canone 13. Così San Giovanni Crisostomo e Caietano. Viene dunque promesso qui alla lettera agli Ebrei il possesso della terra di Canaan per sempre — non in modo assoluto, ma relativo, cioè finché durerà questa discendenza, ossia il popolo e la comunità degli Ebrei. Poiché ora il loro regno e la loro comunità sono dispersi e abbattuti, che meraviglia se non possiedono più questa terra in cui avevano la loro comunità e il loro regno?

Si aggiunga, con San Tommaso — o piuttosto Tommaso Anglico —, Pererio e altri, che questa promessa è condizionale; Canaan è infatti promessa agli Ebrei a questa condizione: che essi a loro volta obbediscano a Dio e osservino la Sua legge e il Suo culto, come è chiaro da Levitico 26. Poiché i Giudei non avevano fatto ciò, Dio rescisse i Suoi patti e le Sue promesse, e li afflisse e li abbatté, come aveva minacciato in Levitico 26.

Nota: Dio qui ricompensa la mansuetudine e la magnanimità di Abramo, con le quali aveva ceduto a Lot, benché più giovane, i pascoli migliori, come a dire: Tu per primo cedesti a Lot, per amor di pace, cedesti la Pentapoli per amor di pace; perciò io ora ti do cose maggiori. «Tutta la terra,» dice, «che vedi, la darò a te.» Si veda con quanta generosità Dio ricompensa, se qualcosa è ceduto per amor di pace. Abramo aveva ceduto poco a Lot, e ora riceve tutta la terra. Donde Sant'Ambrogio, Libro II su Abramo, capitolo 7: «Di qui,» dice, «come da una fonte, gli Stoici attinsero la massima del loro insegnamento filosofico, che tutte le cose appartengono al sapiente. L'Oriente e l'Occidente, il Settentrione e il Mezzogiorno sono porzioni del tutto. In esse è contenuto il mondo intero. Quando Dio promise di dare queste cose ad Abramo, che altro dichiara se non che al sapiente e al fedele tutto è a portata di mano, e nulla manca? Donde anche Salomone in Proverbi capitolo 17 dice: Per chi è fedele, il mondo intero è la sua ricchezza.» E poi: «Come appartiene al sapiente il mondo intero? Perché la natura stessa gli assegna la sorte di tutti, anche se egli stesso non possiede nulla. La sapienza è signora e possessore, che considera propri i doni della natura, poiché furono dati per l'uso degli uomini, e non ha bisogno di nulla, anche se mancano le cose necessarie alla vita. Il sapiente giudica suo tutto ciò che appartiene alla natura, perché vive secondo natura. Non perde infatti il proprio diritto chi ricorda di essere stato fatto a immagine di Dio, e che Dio disse agli uomini: Crescete e moltiplicatevi e riempite la terra e dominatela, e governate i pesci del mare e gli uccelli del cielo e tutti gli armenti e tutta la terra e tutto ciò che striscia sulla terra. E sa che la sapienza è madre di tutte le cose e possiede il mondo intero.» In senso anagogico, lo stesso autore intende «la terra della risurrezione, che promise ai nostri padri, dove scorrono latte e miele, la dolcezza della vita, la grazia della gioia, lo splendore della gloria, di cui primo erede fu il Primogenito dai morti, il Figlio di Dio, Gesù Cristo.»

Così San Giovanni Crisostomo, Omelia 34: «Il Patriarca sapeva,» dice, «che chi cede ai minori otterrà cose maggiori, e così cedette a Lot e scelse la regione inferiore, per recidere l'occasione di contesa, e con la sua peculiare virtù rendere pacifica tutta la sua casa.» E prima: «Nulla mantiene l'anima in tanta tranquillità e pace quanto la mansuetudine e la modestia. Queste sono più utili a chi le possiede di qualsiasi corona,» ecc.

In senso anagogico, è qui promessa la discendenza spirituale di Abramo, cioè i fedeli e i molti eletti; e Dio qui promette loro la terra dei viventi nei cieli, da possedere propriamente e per sempre. Così dall'Apostolo, Romani 4,16, Sant'Agostino, Città di Dio XVI, 21.


Versetto 16: Come la polvere della terra

«Come la polvere della terra.» Cioè, ti darò discendenti numerossisimi, quasi innumerabili. È un'iperbole. Poiché in senso aritmetico rigoroso è chiaro che vi sono assai più granelli di sabbia sulla terra di quanti siano, siano stati o saranno gli Ebrei.

Simbolicamente Isidoro di Pelusio, Libro III, lettera 296, nota che i discendenti di Abramo sono qui paragonati alla polvere della terra, ma nel capitolo 15, versetto 5, alle stelle del cielo: perché tra di essi alcuni sarebbero stati sapienti e santi, celesti, sublimi e illustri come le stelle del cielo, mentre altri sarebbero stati stolti e malvagi, terreni, vili e oscuri, e perciò destinati a essere dispersi per tutta la terra come sabbia agitata dal vento.


Versetto 17: Percorri la terra

«Percorri.» Non comanda ma offre, come a dire: Se vuoi sapere quanto grande è questa terra, percorrila, e ne resterai meravigliato e ti rallegrerai. Così San Giovanni Crisostomo; di fatto infatti Abramo non percorse tutta Canaan.


Versetto 18: La valle di Mamre in Ebron

«La valle di Mamre.» In ebraico è elon Mambre, cioè «la quercia» o «il querceto di Mamre.» Questa valle era dunque piantata a querce; fu chiamata Mamre dal suo possessore, che si chiamava Mamre, del quale si veda il capitolo 14,13.

«In Ebron» — nel territorio di Ebron, presso Ebron.

«E costruì lì un altare al Signore.» Il pio Abramo ovunque erige altari al Signore, e dice a Dio: «Da Te è il principio, in Te sarà la fine.» Perciò gli innovatori che abbattono gli altari non sono figli di Abramo.