Cornelius a Lapide

Genesi XXVI


Indice


Sinossi del capitolo

Isacco viene qui nuovamente stabilito come erede delle promesse di fede, ossia della terra di Canaan, e anche delle prove e della peregrinazione di Abramo. In primo luogo, dunque, Dio appare e benedice Isacco e lo arricchisce; di conseguenza, in secondo luogo, al versetto 14, i Gerariti lo invidiano e ostruiscono i suoi pozzi. In terzo luogo, al versetto 24, nuovamente a Bersabea Dio ripete a Isacco le promesse fatte a suo padre, e là Isacco stringe alleanza con i Gerariti. In quarto luogo, al versetto 34, Esaù prende mogli ittite.


Testo della Vulgata: Genesi 26,1-35

1. Essendo poi sorta una carestia nella terra, dopo la sterilità che era avvenuta ai giorni di Abramo, Isacco andò da Abimelec, re dei Palestini, a Gerara. 2. E il Signore gli apparve e disse: Non scendere in Egitto, ma resta nella terra che ti indicherò. 3. E dimora in essa come forestiero, e io sarò con te e ti benedirò: poiché a te e alla tua discendenza darò tutte queste regioni, adempiendo il giuramento che feci ad Abramo tuo padre. 4. E moltiplicherò la tua discendenza come le stelle del cielo, e darò ai tuoi posteri tutte queste regioni, e nella tua discendenza saranno benedette tutte le nazioni della terra, 5. perché Abramo obbedì alla Mia voce e custodì i Miei precetti e comandamenti, e osservò le Mie cerimonie e le Mie leggi. 6. Isacco rimase dunque a Gerara. 7. E quando fu interrogato dagli uomini di quel luogo riguardo a sua moglie, rispose: È mia sorella; aveva infatti temuto di confessare che ella gli fosse unita in matrimonio, pensando che forse lo avrebbero ucciso a causa della sua bellezza. 8. Ed essendo trascorsi molti giorni, mentre egli dimorava ancora là, Abimelec re dei Palestini, guardando da una finestra, lo vide scherzare con Rebecca sua moglie. 9. E avendolo chiamato, disse: È chiaro che è tua moglie. Perché hai mentito dicendo che era tua sorella? Egli rispose: Ho temuto di morire per causa sua. 10. E Abimelec disse: Perché ci hai ingannati? Qualcuno del popolo avrebbe potuto giacere con tua moglie, e tu avresti attirato su di noi un grande peccato. E comandò a tutto il popolo, dicendo: 11. Chi toccherà la moglie di quest'uomo sarà messo a morte. 12. Isacco seminò in quella terra, e nello stesso anno trovò il centuplo, e il Signore lo benedisse. 13. E l'uomo divenne ricco, e andava progredendo e crescendo finché divenne grandissimo. 14. Aveva anche possedimenti di greggi e armenti, e una servitù molto numerosa. Per questo i Palestini lo invidiavano, 15. e ostruirono tutti i pozzi che i servi di suo padre Abramo avevano scavato, riempiendoli di terra. 16. A tal punto che lo stesso Abimelec disse a Isacco: Allontanati da noi, poiché sei diventato molto più potente di noi. 17. Ed egli partì, per giungere al torrente di Gerara e abitarvi. 18. Scavò di nuovo altri pozzi che i servi di suo padre Abramo avevano scavato, e che i Filistei avevano da tempo ostruito dopo la sua morte, e li chiamò con gli stessi nomi con cui suo padre li aveva in precedenza chiamati. 19. E scavarono nel torrente e trovarono acqua viva. 20. Ma anche là i pastori di Gerara litigarono con i pastori di Isacco, dicendo: L'acqua è nostra. Per questo motivo, a causa dell'accaduto, chiamò il nome del pozzo Calunnia. 21. Scavarono anche un altro pozzo, e litigarono anche per quello, e lo chiamò Inimicizie. 22. Partendo di là, scavò un altro pozzo, per il quale non contesero; e così lo chiamò Larghezza, dicendo: Ora il Signore ci ha dilatati e ci ha fatti crescere sulla terra. 23. E salì da quel luogo a Bersabea. 24. Là il Signore gli apparve nella notte stessa, dicendo: Io sono il Dio di Abramo tuo padre; non temere, poiché io sono con te: ti benedirò e moltiplicherò la tua discendenza per amore del Mio servo Abramo. 25. E così vi edificò un altare, e avendo invocato il nome del Signore, piantò la sua tenda; e ordinò ai suoi servi di scavare un pozzo. 26. Essendo poi venuti in quel luogo da Gerara Abimelec, e Ochozat suo amico, e Ficol comandante del suo esercito, 27. Isacco disse loro: Perché siete venuti da me, uomo che odiate e che avete cacciato di mezzo a voi? 28. Risposero: Abbiamo visto che il Signore è con te, e perciò abbiamo detto: Vi sia un giuramento tra noi, e facciamo alleanza, 29. che tu non ci farai alcun male, così come noi non abbiamo toccato nulla di tuo, né abbiamo fatto nulla che ti potesse nuocere, ma ti abbiamo lasciato andare in pace, accresciuto dalla benedizione del Signore. 30. Ed egli preparò loro un banchetto, e dopo il cibo e la bevanda, 31. alzatisi al mattino, giurarono l'un l'altro, e Isacco li congedò in pace verso il loro luogo. 32. Ed ecco, in quello stesso giorno i servi di Isacco vennero ad annunciargli riguardo al pozzo che avevano scavato, dicendo: Abbiamo trovato acqua. 33. Perciò lo chiamò Abbondanza; e il nome della città fu chiamato Bersabea fino al giorno d'oggi. 34. Esaù poi, a quarant'anni, prese mogli: Giuditta, figlia di Beeri l'Ittita, e Basemat, figlia di Elon del medesimo luogo. 35. Ed entrambe avevano offeso l'animo di Isacco e di Rebecca.


Versetto 1: Abimelec

ABIMELEC — non quello del tempo di Abramo, di cui parla il capitolo 21, come sostengono Sant'Agostino, Giuseppe Flavio e San Giovanni Crisostomo; ma un altro, forse suo figlio. Infatti il primo visse cento anni prima di questo: regnò infatti prima della nascita di Isacco, e Isacco aveva ormai quasi cent'anni, come si ricava dal versetto 34. Così l'Abulense, Pererio e altri. Sembra dunque che Abimelec fosse un nome comune dei re dei Palestini, così come Faraone, e poi Tolomeo, era il nome comune dei re d'Egitto, e Cesare degli imperatori romani. Così Procopio, Diodoro e Girolamo, libro IX su Ezechiele. E come attestano Procopio e Diodoro, Abimelec in ebraico significa «padre re», come se si dicesse «Padre della patria». Il re infatti deve essere un padre per i suoi sudditi, donde anche i Romani chiamavano i loro imperatori «padri della patria».


Versetto 5: La Mia voce

LA MIA VOCE — il Mio comando di sacrificare il proprio figlio. Dio stimola Isacco menzionando l'obbedienza del padre, affinché vedendola così ricompensata in sé stesso, si sforzasse di imitarla, anzi di superarla, e ottenesse così una ricompensa ancora maggiore da Dio. Così San Giovanni Crisostomo.

Versetto 5: Le cerimonie

LE CERIMONIE — sia quella particolare della circoncisione, sia le altre comuni a tutti, che Dio istituì nella legge di natura e con le quali volle essere adorato. Anche la legge di natura aveva infatti, come la legge di Mosè e di Cristo, i propri riti, le proprie cose sacre e i propri sacramenti.


Versetto 7: È mia sorella

È MIA SORELLA (parente). — Si veda quanto detto al capitolo 20,12.


Versetto 8: Lo vide scherzare con Rebecca

LO VIDE SCHERZARE CON REBECCA. — Gli impuri interpreti giudei intendono questo scherzo come unione coniugale. Ma lungi da questi cinici! Chi potrebbe credere che Isacco fosse così sfrontato, lascivo e sfacciato in pubblico con il re che osservava? Dico dunque che per «scherzare» l'ebraico ha metsachek, cioè «ridere» o «giocare» con Rebecca, nel modo in cui un marito casto e serio talvolta scherza, ride e gioca onestamente con la propria moglie — cosa che non oserebbe fare con un'altra donna, perché non sarebbe decoroso.


Versetto 10: Avresti attirato su di noi un grande peccato

AVRESTI ATTIRATO SU DI NOI UN GRANDE PECCATO — avresti dato occasione a un grande peccato. Per «peccato» l'ebraico ha ascham, che significa, in primo luogo, un peccato commesso per ignoranza — donde i Settanta lo traducono agnoian, «ignoranza»; in secondo luogo, la pena e la desolazione inflitta a causa di tale peccato. Può essere inteso in entrambi i sensi in questo passo.


Versetto 11: Sarà messo a morte

SARÀ MESSO A MORTE. — Si noti qui l'antica e prima legge e pena di morte contro gli adulteri; la quale non sembra essere promulgata qui per la prima volta, ma piuttosto essere stata precedentemente stabilita in generale, e qui soltanto applicata e minacciata contro coloro che avessero violato Rebecca. Con la medesima pena di morte Dio in seguito, per mezzo della legge di Mosè, punì gli adulteri.

L'adulterio è infatti un grave crimine, che Dio vendica punendo non solo i principi ma anche i sudditi. Così a causa dell'adulterio di Paride con Elena, Troia e il regno troiano perirono. Così a causa dell'adulterio di Tarquinio con Lucrezia, i re furono per sempre cacciati da Roma dai Romani. Così Davide, peccando con Betsabea, fu punito assai severamente, come risulta evidente in 2 Re 12,10; sulla qual cosa si veda di più al capitolo 38,24.


Versetto 12: Seminò

SEMINÒ — in un campo non suo, ma preso in affitto dai Gerariti: né Abramo, né Isacco, né Giacobbe possedettero infatti campi o case in Canaan, ma vi dimorarono continuamente come pellegrini. Vediamo qui che Isacco e i santi non oziavano, sebbene sapessero di dover essere così grandemente benedetti e che Dio lo avesse promesso; anzi lavorano tanto più diligentemente, per non tentare Dio. Così Isacco semina, e Dio benedice la semina.

Versetto 12: Trovò il centuplo

TROVÒ (non altri, ma egli stesso) NELLO STESSO ANNO (di carestia) IL CENTUPLO. — Da ciò risulta chiaro che un raccolto così grande non derivò a Isacco dalla semina, né dalla fertilità dei campi, ma per miracolo, per beneficio di Dio; cosicché da un moggio da lui seminato, ne mieteva cento. Così Plinio, libro XVIII, capitolo 11, chiama il grano più fertile centigranum («grano centuplo»). In ebraico, letteralmente: «e trovò cento misure». Così Pagnino, Vatablo e altri. Infatti scheorim con la lettera shin significa «misure»; i Settanta e la versione araba, leggendo seorim attraverso sin, lo traducono come: trovò il centuplo di orzo.

In terzo luogo, altri traducono: trovò cento stime, cioè cento volte tanto quanto aveva stimato; la radice scaar significa infatti pensare, stimare. Donde il Caldeo traduce: trovò il centuplo di quanto aveva stimato.

Versetto 12: Senso tropologico

Tropologicamente, la terra più fertile è la povertà, nella quale se semini, riceverai il centuplo; questo è infatti ciò che dice Cristo, Matteo 19,29: «Chiunque avrà lasciato casa o fratelli, ecc., o campi per il Mio nome, riceverà il centuplo e possederà la vita eterna.» Alludendo a ciò, San Girolamo, epistola 26 a Pammachio, dice così: «Le promesse di Cristo sono restituite con un interesse centuplicato: in un tale campo Isacco un tempo seminò.» Giustamente dunque il Beato Nazianzeno canta nel suo Carme:

Felice chi acquista Cristo con tutte le sue fortune.

E Sant'Agostino, ultimo sermone De Diversis: «Che cosa vi è di più glorioso per un uomo che vendere i propri beni e comprare Cristo?»

Versetto 12: E lo benedisse

E LO BENEDISSE — cioè, Dio lo aveva infatti benedetto, ossia arricchendolo. Così Vatablo. La congiunzione vav degli Ebrei è infatti spesso causale; e gli Ebrei usano spesso il passato perfetto al posto del piuccheperfetto, come per dire: Né il cielo, né la terra, né i campi diedero questi beni a Isacco, ma la benedizione del Signore, la quale sola rende ricchi gli uomini.

Versetto 12: Dio benedice la fatica dei contadini

Si aggiunga tuttavia che Dio benedisse Isacco perché egli lavorava diligentemente e coltivava il campo: Dio si inserisce infatti nella fatica dei contadini e la benedice. Quando presso i Romani gli antichi dittatori e senatori coltivavano un campo di cinque iugeri, il prodotto bastava abbondantemente a nutrire tutta la famiglia; dopo che si servirono di domestici e coltivarono i campi per loro tramite, le più grandi tenute non bastarono: i primi lavoravano volentieri e con diligenza, i secondi con freddezza e quasi per costrizione; donde la terra, quasi indignata, non restituiva il suo favore a coloro che la lavoravano in tal modo. È illustre ciò che scrivono di C. Furio Cresino, il quale, poiché ricavava da un piccolo podere frutti molto più abbondanti di quelli che i vicini ottenevano dai campi più estesi, era oggetto di grande invidia, come se attirasse i raccolti altrui con stregoneria. Pertanto, essendo stato citato in giudizio dall'edile curule Sp. Albino, temendo la condanna, dato che era necessario procedere al voto delle tribù, portò nel foro tutti i suoi attrezzi agricoli, e condusse la figlia robusta, le pesanti zappe, i ponderosi vomeri e i buoi ben pasciuti; poi disse: «Queste sono le mie stregonerie, o Quiriti, né posso mostrarvi o portare nel foro le mie veglie notturne, le insonnie e il sudore.» Fu perciò assolto con il voto di tutti. E così è davvero: il frutto del campo non dipende dalla spesa, ma dalla coltivazione, e perciò dissero che la cosa più fertile nel campo è l'occhio e il piede del padrone; l'occhio del padrone infatti ingrassa il cavallo, il piede del padrone ingrassa il campo.

Versetto 12: Lezione morale

Moralmente si noti che Isacco, poiché rimase a Gerara per comando di Dio, fu perciò arricchito là da Dio: così dovunque uno rimanga per volontà e comando di Dio, là sarà benedetto e prosperato da Dio. Lo osservino i religiosi, e non pretendano di cambiare le sedi loro assegnate.


Versetto 15: Ostruirono i pozzi

OSTRUIRONO I POZZI. — Così allegoricamente gli eretici, invidiando i cattolici, ostruiscono i pozzi della dottrina cattolica, ossia la Sacra Scrittura e le tradizioni, e gli stessi sacramenti e cose sacre con le loro eresie e impurità, dice Origene.


Versetto 16: Allontanati da noi

ALLONTANATI DA NOI. — Si veda qui come non si debba riporre fiducia nel favore dei re o del popolo, e come l'invidia sia timorosa e sospettosa: per mezzo di essa infatti Isacco viene qui cacciato. Dio tuttavia volle che egli peregrinasse per altre ragioni: in primo luogo, perché la sua fede e la sua virtù fossero messe alla prova; in secondo luogo, perché anche in altri luoghi Dio fosse glorificato dalla sua pietà e dalla sua santa condotta di vita; in terzo luogo, per insegnare che i santi non devono essere attaccati ad alcun luogo, anzi a nessuna cosa terrena, ma devono essere sempre pronti ad abbandonare tutto per Dio, qualora le circostanze lo richiedano.

San Giovanni Crisostomo, omelia 52: «Il re dice allo straniero: Vattene via da noi, poiché sei diventato più potente di noi. E veramente era più potente, avendo in ogni cosa la protezione celeste e fortificato dalla destra di Dio. Dove dunque cacci il giusto? Non sai che dovunque lo costringerai ad andare, sarà sempre nelle cose del suo Signore? L'esperienza dei fatti non ti ha insegnato che è la mano di Dio quella che rende illustre il giusto e lo preserva? Perché dunque, cacciando il giusto, dichiari la tua ingratitudine verso il Signore? E neppure la grande mansuetudine dell'uomo poté domare la tua invidia, ma vinto dall'invidia la porti a compimento con i fatti, e di nuovo costringi a migrare colui che in nulla ti ha danneggiato. Non sai che anche se lo cacci nel deserto più desolato, avrà comunque un Signore potente che sa aiutarlo e renderlo molto più illustre? Poiché nulla è più forte che godere della protezione celeste, così come nulla è più debole che esserne privi.»


Versetto 18: Scavò altri pozzi

SCAVÒ ALTRI POZZI. — «Scavò», cioè li liberò dai detriti e li ripulì. Erano infatti già stati scavati in precedenza da Abramo, ma erano stati riempiti con la terra gettatavi dentro dai Gerariti invidiosi. Isacco preferì liberare dai detriti i vecchi pozzi del padre piuttosto che scavarne di nuovi: in primo luogo, perché era certo che là vi fosse una vena d'acqua; in secondo luogo, per diminuire l'invidia dei Gerariti, giacché recuperava e restaurava soltanto pozzi che essi avevano da tempo concesso a suo padre; in terzo luogo, affinché così richiamasse e onorasse la grata memoria, le fatiche e le opere del padre; donde Isacco restaurò e rinnovò anche i nomi precedenti che suo padre aveva dato ai pozzi. Così Delrio.

Versetto 18: Senso tropologico

Tropologicamente, come il diavolo ostruisca il pozzo dell'anima mediante pensieri tentatori, e come esso debba essere svuotato e liberato dai detriti, si veda in San Gregorio, libro 31 dei Moralia, capitolo 22.


Versetto 19: Nel torrente

NEL TORRENTE. — Il torrente indica per metonimia il letto asciutto stesso, che in inverno si riempie di acqua piovana e straripa, diventando un torrente, ma in estate si prosciuga per la siccità: in questo letto dunque Isacco scavò un pozzo, e trovò acqua viva, cioè corrente, sorgiva e perenne; nei letti dei torrenti e nelle valli e nei luoghi bassi, l'acqua viva sorgiva si trova infatti più facilmente e rapidamente che sui monti e nei luoghi elevati; vediamo infatti che nelle valli, scavando tre o quattro piedi, l'acqua sgorga e si formano dei pozzi, mentre sui monti bisogna scavare fino a cento o persino duecento piedi (tanto sono profondi).


Versetto 20: È nostra

È NOSTRA — perché l'avete scavata nel nostro campo e sulla nostra terra. Ma lo contestano ingiustamente, poiché Isacco aveva scavato questo pozzo con la loro volontà, sapienza, connivenza e consenso: perciò chiamò questo pozzo «Calunnia», giacché nello scavare questo pozzo i Gerariti gli inflissero questa falsa accusa. Infatti «calunnia» in ebraico è escec, che con la lettera shin significa calunnia, e anche oppressione, frode e ingiustizia, come traducono i Settanta. Con la lettera sin però significa contesa, lite, come traducono Vatablo e il Caldeo. Si veda qui la mansuetudine di Isacco, che sopporta la calunnia, la dissimula, se ne va e risponde ai suoi rivali con benevolenza e calma. Si veda anche come Dio mescoli il dolce con l'amaro per Isacco e i suoi amici, e vi infonda il dolceamaro. «Nulla,» dice San Giovanni Crisostomo, omelia 52, «il giusto qui contende, né lotta contro di loro, ma cede persino ai pastori. Questa è infatti la vera mansuetudine — non quando uno offeso dai più potenti lo sopporta con mitezza, ma quando uno offeso anche da coloro che sono ritenuti inferiori cede.»


Versetto 22: Larghezza

LARGHEZZA. — In ebraico rechobot, cioè larghezze, come per dire: Questo pozzo darà a noi e ai nostri greggi un abbeveraggio ampio, libero, immune dall'invidia dei Gerariti e abbondante, e perciò sia chiamato «Larghezza». San Giovanni Crisostomo legge «vasto possedimento». «Per questo,» dice, «lo chiamo vasto possedimento, perché il Signore ci ha allargati e accresciuti sulla terra. Hai visto una mente pia, come, senza far menzione di così terribili difficoltà che si opponevano, ricorda soltanto i beni, e per essi rende grazie a Dio. Nulla è infatti così gradito a Dio quanto un'anima grata che rende grazie. Poiché, sebbene Egli ogni giorno elargisca a noi tutti innumerevoli benefici, non esige da noi nient'altro che il rendimento di grazie, affinché sia provocato a dare cose ancora più grandi,» come qui fu provocato a mostrarsi a Isacco e a benedirlo. Donde aggiunge: «Non temere, poiché io sono con te; perciò sarai invitto, e più potente di coloro che ti molestano, e più forte di coloro che ti assalgono, e avrò di te tanta cura che sarai per loro oggetto d'invidia.» Donde premette anche: «Io sono il Dio di Abramo tuo padre, mostrando come abbia rivendicato a sé e reso proprio il patriarca, al punto da degnarsi di chiamarsi il Dio di Abramo. E il Signore del mondo e Creatore, chiamandosi Dio di un solo uomo, non restringe né abbrevia il proprio dominio, ma mostra la sua grande benevolenza verso di lui.»


Versetto 24: Io sono il Dio di Abramo tuo padre

IO SONO IL DIO DI ABRAMO TUO PADRE — come per dire: Tutte le creature sono certamente Mie, ma tuttavia un solo Abramo vale per Me più di tutti gli altri: guarda dunque, o Isacco, di imitare tuo padre.

«Così,» dice, «l'ho fatto talmente Mio che presso di Me vale quanto tutti gli altri messi insieme. Perciò per amore di tuo padre moltiplicherò la tua discendenza.» Così San Giovanni Crisostomo.

Versetto 24: Lezioni morali

Impara qui quanto sia bello essere amico di Dio; in secondo luogo, che i santi sono in perpetuo ricordo presso Dio; in terzo luogo, che Dio benedice i figli in virtù dei genitori santi; in quarto luogo, quale onore dobbiamo ai santi, che Dio così onora.


Versetto 25: Piantò la sua tenda

PIANTÒ LA SUA TENDA — per stabilirvi la propria dimora e residenza.

Versetto 25: Perché scavassero

PERCHÉ SCAVASSERO — perché riscavassero e liberassero dai detriti il pozzo un tempo scavato là dal padre Abramo, ossia il pozzo di Bersabea, come segue. Si noti qui la costanza e la magnanimità di Isacco, che sopporta coraggiosamente gli insulti degli invidiosi e cede loro, ma in modo tale da non diventare più pigro, anzi promuovendo con energia sé stesso e i propri affari altrove.


Versetto 26: Ochozat suo amico

OCHOZAT SUO AMICO. — Il Caldeo e Vatablo prendono l'ebraico Ochozat come appellativo; donde traducono: e la sua compagnia di amici. Ma i Settanta e il nostro traduttore più correttamente prendono Ochozat come nome proprio.

Versetto 26: Il paraninfo del re

AMICI. — I Settanta dicono: il paraninfo del re Abimelec: i più grandi amici di qualcuno sono infatti coloro che sono i testimoni alle sue nozze; essi sono infatti i più vicini allo sposo stesso, e lo conducono alla camera nuziale. Donde San Giovanni Battista, Giovanni 3,29, è chiamato amico dello sposo, poiché era il paraninfo di Cristo.

Questo paraninfo e amico intimo del re, presso i Persiani era il secondo dopo il re e si chiamava Surena, il cui compito era incoronare il re. Egli presiedeva alla coorte regia, che era composta dai più scelti, più fedeli e più amati dal re — ossia i nobili e i dinasti che erano stati allevati e educati con il re. Donde egli era come il capo e il primo tra i nobili della corte e gli amici del re. Tale fu qui Ochozat presso il re Abimelec.

Versetto 26: Ficol comandante dell'esercito

E FICOL COMANDANTE DEL SUO ESERCITO. — Questo Ficol è una persona diversa da quello che visse al tempo di Abramo, capitolo 21, versetto 22; questo fu infatti cento anni dopo quello. Come dunque questo Abimelec, che trattò con Isacco, fu diverso da quello che strinse alleanza con Abramo: così anche questo fu un diverso Ficol. Sembra dunque che, come Abimelec era un nome comune per i re di Gerara, così Ficol fosse un nome comune per i comandanti militari — non della coorte regia (di quella il capo era Ochozat), ma dell'esercito pubblico, così come il loro titolo comune oggi è di essere chiamati Maestri o Generali dell'esercito. «Ficol» in ebraico significa «ogni volto», o meglio «ogni bocca», come se i volti, gli spiriti, le bocche e gli occhi di tutti i soldati fossero rivolti verso questo comandante militare; e come il volto conduce tutto il corpo, così egli doveva condurre e dirigere tutto l'esercito.


Versetto 29: Né abbiamo fatto nulla che ti potesse nuocere

NÉ ABBIAMO FATTO NULLA CHE TI POTESSE NUOCERE. — Dicono il falso: infatti con la loro connivenza, i pastori avevano sottratto i pozzi a Isacco. Così i violenti e i tiranni proclamano la propria giustizia: ma i giusti, come Isacco, dissimulano l'ingiuria ricevuta e seppelliscono i torti sotto i benefici; non sanno adirarsi, poiché sono pacifici e votati alla pace. Perciò giustamente San Gregorio, omelia 15 su Ezechiele, pone Isacco come specchio di pace e di semplicità, quando dice: «Ti piace la semplicità di carattere? Ti venga in mente Isacco, che la tranquillità della sua vita ornò agli occhi di Dio Onnipotente. Così Davide evitò con la fuga Saul che lo perseguitava; e quando avrebbe potuto fargli del male, non volle: e così la benevolenza di Davide vinse l'invidia di Saul. Così Salomone fu pacifico, e perciò meritò di edificare un tempio al Signore.»

Versetto 29: Esempi di pacifici

Sant'Ivo, patrono degli avvocati, illustre per molti miracoli e anche per opere di pietà, si sforzava di riconciliare i litiganti. E non potendo ricondurre alla grazia e alla pace un certo uomo che era separato dalla madre per un grave odio, offrì a Dio il Sacrificio della Messa per lui: da allora, senza che più nessuno sollecitasse, per sola ispirazione divina i loro cuori tornarono in sé al punto che il figlio si riconobbe come suo figlio, e lei si riconobbe come sua madre.

All'abate ed eremita Pafnuzio fu rivelato che un certo uomo di Eraclea era suo pari nei meriti della vita, e cercandolo, trovò che quell'uomo aveva sì moglie e figli, ma che dopo il secondo figlio manteneva la castità con lei, si dedicava alla giustizia e alla pietà, e soprattutto si sforzava di riconciliare chiunque trovasse diviso da un altro per odio; così i pacifici sono equiparati ai religiosi: testimone è Palladio, capitolo 64.

Donde l'abate Agatone soleva vantarsi di non essersi mai addormentato senza aver prima placato sia la propria indignazione contro gli altri, sia l'indignazione degli altri contro di sé, ripetendo spesso: «Cerca la pace e perseguila;» e: «Gli iracondi sono odiosi a Dio e agli uomini.» Nelle Vite dei Padri.

L'abate Giovanni, visitando l'anacoreta Pesio, gli chiese quale progresso avesse fatto in 40 anni nel deserto. Quello rispose: «Che il sole che tutto illumina non mi ha mai visto mangiare, né adirato.»

Il superiore del monastero di Sceti, interrogato su cosa significasse quel passo del Vangelo: «Chi si adira con il proprio fratello senza motivo,» definì come unica giusta causa dell'ira la separazione da Dio; chiunque si adiri per qualsiasi altra ingiuria, per quanto grande, si adira senza motivo.

Quando Edgardo era re d'Inghilterra, San Dunstano, Arcivescovo di Canterbury, udì da Dio che vi sarebbe stata pace in Inghilterra finché egli fosse vissuto. Pertanto per i sedici anni in cui regnò, ogni cosa fu nella più grande pace. Con un trattato perpetuo aveva infatti legato a sé i re vicini, aveva rimosso i pirati dal mare, i briganti dalla terra; e persino le belve: da Guidualdo, re dei Gallesi, esigeva infatti un tributo di trenta lupi ogni anno, il che fu mantenuto finché quella specie di bestia si estinse per la caccia continua. Un così grande amore di uno stato pacifico lo innalzò alla pace eterna, e lo elevò alla gloria celeste fra i santi. Così riferisce la Vita di San Dunstano.

Simbolicamente, Eucherio, libro 2, capitolo 51, per mezzo di questi tre amici di Abimelec intende le tre categorie di filosofi, ossia logici, moralisti e fisici: e altresì i tre Magi, che guidati da una stella vennero a Isacco, cioè a Cristo.

Versetto 29: Accresciuto dalla benedizione del Signore

ACCRESCIUTO DALLA BENEDIZIONE DEL SIGNORE — perché abbiamo visto che sei stato benedetto dal Signore. Donde Vatablo traduce: poiché tu sei il benedetto del Signore. Essi danno infatti la ragione per cui lasciarono andare Isacco in pace: perché cioè vedevano che egli era protetto e benedetto da Dio, e pertanto non osavano toccarlo.


Versetto 32: Che avevano scavato

CHE AVEVANO SCAVATO. — Da qui e dal versetto 25 risulta chiaro che Isacco, non appena giunse a Bersabea, ordinò che fosse riscavato e liberato dai detriti il pozzo chiamato Bersabea, che Abramo aveva un tempo scavato, capitolo 21, versetto 30; ma i Gerariti per invidia lo avevano riempito di terra. Così Gaetano e l'Abulense.

ABBIAMO TROVATO ACQUA. — Così anche il testo ebraico. I Settanta sono dunque qui corrotti, come anche altrove, quando hanno il contrario: non abbiamo trovato acqua.


Versetto 33: Abbondanza e la triplice etimologia di Bersabea

PERCIÒ LO CHIAMÒ ABBONDANZA. — Per «abbondanza» l'ebraico ha sheba, che a seconda della varietà dei punti vocalici può essere letto e spiegato in tre modi. In primo luogo, può essere letto sheba, con la lettera shin, e allora significa sette, come per dire: Questo è il settimo pozzo che ho scavato. Così Vatablo. Inoltre, questo è il pozzo delle sette agnelle, con le quali Abramo lo acquistò, capitolo 21, versetti 30 e 31. Infine, questo pozzo darà sette, cioè molte e copiose acque. E il nostro traduttore sembra averlo letto e inteso in questo modo, quando traduce: abbondanza.

In secondo luogo, può essere letto scebua, cioè giuramento, perché presso questo pozzo Abramo e Isacco giurarono e strinsero alleanza con Abimelec. Così i Settanta.

In terzo luogo, può essere letto seba con la lettera sin: così legge il nostro traduttore; e allora significa sazietà, come per dire: Da questo pozzo saremo saziati; questo pozzo darà a noi e ai nostri greggi un abbeveraggio pacifico, copioso e abbondante. Questo senso corrisponde chiaramente al pensiero di Isacco, come risulta evidente dal versetto 22 e da altri passi.

Versetto 33: Senso mistico dei tre pozzi

Misticamente, dice Ugo Cardinale: «Questi tre pozzi sono i tre stati della Chiesa: gli incipienti, i progredienti e i perfetti. Il primo pozzo lo scava chi rimuove la durezza del proprio cuore con il vomere della contrizione. Ciò avviene nell'uscita dall'Egitto, e perciò un tale individuo conserva ancora in sé molte reliquie dell'Egitto, a causa delle quali il diavolo muove molte calunnie; donde questo pozzo è chiamato Calunnia: le opere dei neofiti non sono infatti del tutto pure. Il secondo pozzo lo scava chi con la mano delle buone opere scaccia da sé il torpore di ogni ozio. Ecclesiaste 9: Tutto ciò che la tua mano può fare, fallo con diligenza; perché non vi saranno né opera, né ragione, né scienza, né sapienza negli inferi, verso i quali ti affretti; e San Bernardo: Non vi è virtù se l'animo non cresce nella difficoltà stessa. Il terzo pozzo lo scava chi da sé» rigetta le cose temporali per disprezzo in nome di Cristo. Filippesi capitolo 3: Ho stimato ogni cosa come perdita, e le reputo spazzatura per guadagnare Cristo. Nel primo pozzo vi è l'acqua della contrizione; nel secondo vi è l'acqua della compunzione; nel terzo vi è l'acqua della devozione, in cui non vi è contesa alcuna, nessuna difficoltà, ma la serenità della coscienza; donde è chiamato Larghezza.

Nel primo scavo il diavolo è cacciato e vinto; nel secondo, la carne è soggiogata e abbattuta; nel terzo, il mondo, e così ogni guerra è placata, e ormai vi è pace nella carne, pace nella mente, pace nel mondo.» In tutte le tue opere dunque sii perfetto; prega, studia, sopporta, combatti, lavora per l'eternità; disprezza questo breve tempo e i temporali e brevi piaceri, ricchezze e onori; volgi lo sguardo alle cose eterne.

Versetto 33: Il nome Bersabea

E IL NOME FU DATO ALLA CITTÀ (prima al pozzo, poi alla vicina città) BERSABEA — beer significa pozzo; scabee, o sceba, o scebua, con la lettera shin, significa giuramento o sette, come ho già detto; pertanto Bersabea equivale a pozzo del giuramento, o pozzo delle sette agnelle, che Abramo diede in cambio: da quell'evento infatti questo pozzo fu chiamato Bersabea da Abramo cento anni prima. Ma Isacco, flettendo dolcemente shin in sin, disse in ebraico Bersabee al posto di Berschabee, e così denominò questo pozzo, e di conseguenza ripeté e rinnovò il nome dato dal padre; ma con un lieve cambiamento di una sola lettera, in un senso diverso da quello del padre. Bersabee con la lettera sin significa infatti pozzo della sazietà, perché da esso fu saziata la famiglia di Isacco, come ho già detto.

Lipomano spiega ciò diversamente: egli ritiene infatti che Isacco abbia chiamato questo pozzo Bersabea con esattamente lo stesso suono e significato con cui era stato chiamato Bersabea dal padre Abramo, cioè che Bersabea significhi lo stesso che pozzo del giuramento: Lipomano giudica infatti che Mosè si riferisca qui al versetto 31, come per dire: Nello stesso giorno in cui Isacco giurò e strinse alleanza con Abimelec, gli giunse un messaggero riguardo a questo pozzo del padre riscavato; donde, proprio come suo padre, lo chiamò Bersabea, cioè pozzo del giuramento: poiché proprio come suo padre, giurò un'alleanza con Abimelec presso lo stesso pozzo.

Ma il primo senso è quello genuino, e secondo il pensiero di Isacco, e la nostra traduzione lo richiede, la quale interpreta sabee non come giuramento, ma come sazietà e abbondanza.

Versetto 33: Senso allegorico e anagogico di Bersabea

Allegoricamente, Bersabea è la Chiesa Militante, nella quale vi è abbondanza di grazie.

Anagogicamente, Bersabea è la Chiesa Trionfante in cielo, nella quale vi è la pienezza della gloria e di ogni bene; della quale canta il Salmista: «Mi sazierò quando apparirà la Tua gloria;» e: «Saranno inebriati dall'abbondanza della Tua casa, e li farai bere al torrente della Tua delizia, poiché presso di Te è la fonte della vita.» Questa fonte e questo pozzo devono essere scavati con grande fatica, e al contempo bisogna resistere ai Filistei che impediscono lo scavo di questo pozzo, cioè gli eretici e gli altri empi; essi contendono infatti riguardo ai pozzi, cioè i sacramenti e la Sacra Scrittura, che invidiano e vogliono sottrarre ai cattolici e agli uomini pii: così Ruperto.


Versetto 34: Esaù a quarant'anni prese moglie

ESAÙ A QUARANT'ANNI PRESE MOGLI. — Ciò avvenne nel centesimo anno di Isacco, poiché Esaù nacque nel sessantesimo anno di Isacco. Giuseppe Flavio aggiunge che queste mogli erano figlie di dinasti degli Ittiti.


Versetto 35: Entrambe avevano offeso l'animo di Isacco

ENTRAMBE AVEVANO OFFESO L'ANIMO DI ISACCO — con i loro cattivi costumi e la loro ostinazione, e perché rimanevano idolatre. Così il Targum di Gerusalemme. Si veda Isacco, prima travagliato dagli stranieri, ossia i Gerariti, qui rattristato dai propri familiari, sopportando e dissimulando pazientemente ogni cosa.

Si noti: Esaù, contro la volontà dei genitori, prese mogli straniere, e perciò fu privato della benedizione paterna e fu sottomesso al fratello, come si vedrà nel capitolo seguente. Imparino qui i giovani a prendere gli sposi secondo il consiglio dei genitori, fedeli e di buoni costumi, come fecero Isacco, Giacobbe, Tobia e altri.