Cornelius a Lapide

Esodo XXI


Indice


Sinossi del capitolo

Mosè sul Sinai riceve da Dio i precetti giudiziali riguardanti i servi e le serve, i furti, gli omicidi, le maledizioni contro i genitori e le risse; e al versetto 24 e seguenti, promulga la legge del taglione sia per la persona che arreca danno sia per il bue che cozza.

Nota. Come nel capitolo precedente Dio stabilì i precetti morali, ossia il Decalogo, così in questo capitolo e nei due seguenti Egli stabilisce i precetti giudiziali; ma nel capitolo 25 e nei cinque seguenti stabilisce i precetti cerimoniali, ossia la costruzione del tabernacolo e le altre cose che vi attengono.


Testo della Vulgata: Esodo 21,1-36

1. Questi sono i decreti che esporrai loro. 2. Se comprerai un servo ebreo, egli ti servirà sei anni; nel settimo uscirà libero gratuitamente. 3. Con quale veste entrò, con tale esca: se ha moglie, anche la moglie uscirà con lui. 4. Ma se il padrone gli ha dato una moglie, e questa ha partorito figli e figlie, la donna e i suoi figli apparterranno al suo padrone; egli stesso però uscirà con la sua veste. 5. Ma se il servo dirà: Amo il mio padrone e mia moglie e i miei figli, non voglio uscire libero, 6. il suo padrone lo condurrà davanti ai giudici, e sarà condotto alla porta e agli stipiti, e gli forerà l'orecchio con un punteruolo; e sarà suo servo per sempre. 7. Se qualcuno vende la propria figlia come serva, ella non uscirà come sono solite uscire le serve. 8. Se ella è sgradita agli occhi del suo padrone, al quale era stata consegnata, egli la lascerà andare; ma non avrà il potere di venderla a un popolo straniero, se l'ha disprezzata. 9. Ma se l'ha promessa in sposa al figlio, la tratterà secondo l'usanza delle figlie. 10. Ma se ne prende un'altra per lui, provvederà alla fanciulla il diritto nuziale, le vesti, e non le negherà il prezzo della sua castità. 11. Se non farà queste tre cose, ella uscirà libera senza denaro. 12. Chi percuote un uomo volendolo uccidere, sia messo a morte. 13. Ma chi non ha teso insidie, ma Dio lo ha consegnato nelle sue mani, io ti assegnerò un luogo dove dovrà fuggire. 14. Se qualcuno uccide deliberatamente il suo prossimo con agguato, lo strapperai dal mio altare, affinché muoia. 15. Chi percuote il padre o la madre, sia messo a morte. 16. Chi rapisce un uomo e lo vende, una volta convinto del crimine, sia messo a morte. 17. Chi maledice il padre o la madre, sia messo a morte. 18. Se degli uomini litigano e uno percuote il suo prossimo con una pietra o col pugno, e quello non muore ma giace a letto: 19. se si alza e cammina fuori con il suo bastone, colui che lo ha percosso sarà innocente, a condizione tuttavia che paghi per la perdita del suo tempo e le spese dei medici. 20. Chi percuote il suo servo o la sua serva con un bastone, e quelli muoiono sotto la sua mano, sarà colpevole del crimine. 21. Ma se sopravvivono un giorno o due, non sarà soggetto alla pena, perché sono sua proprietà. 22. Se degli uomini litigano e uno percuote una donna incinta, e quella effettivamente abortisce ma ella stessa sopravvive, egli sarà soggetto al risarcimento che il marito della donna richiederà e gli arbitri giudicheranno. 23. Ma se ne segue la morte, renderà vita per vita, 24. occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, 25. bruciatura per bruciatura, ferita per ferita, livido per livido. 26. Se qualcuno colpisce l'occhio del suo servo o della sua serva e li rende guerci, li lascerà andare liberi per l'occhio che ha cavato. 27. Parimenti, se farà cadere un dente al suo servo o alla sua serva, similmente li lascerà andare liberi. 28. Se un bue cozza con le corna un uomo o una donna e quelli muoiono, sarà lapidato, e non si mangeranno le sue carni; anche il padrone del bue sarà innocente. 29. Ma se il bue era solito cozzare da ieri e l'altro ieri, e hanno avvertito il suo padrone, e tuttavia egli non lo ha rinchiuso, e quello uccide un uomo o una donna: il bue sarà lapidato e il suo padrone sarà messo a morte. 30. Ma se gli viene imposto un prezzo, egli darà per la sua vita tutto ciò che gli sarà richiesto. 31. Se cozza un figlio o una figlia con le corna, sarà soggetto alla medesima sentenza. 32. Se aggredisce un servo o una serva, il padrone darà trenta sicli d'argento al suo signore; il bue poi sarà lapidato. 33. Se qualcuno apre una cisterna, o ne scava una, e non la copre, e vi cade un bue o un asino, 34. il padrone della cisterna pagherà il prezzo degli animali: ma ciò che è morto sarà suo. 35. Se il bue di uno ferisce il bue di un altro e quello muore, venderanno il bue vivo e divideranno il prezzo; e anche la carcassa del morto spartiranno tra loro. 36. Ma se sapeva che il bue era solito cozzare da ieri e l'altro ieri, e il suo padrone non lo ha custodito, pagherà bue per bue e prenderà per sé l'intera carcassa.


Versetto 1: Questi sono i decreti che esporrai loro

Li chiama «decreti», ossia precetti giudiziali, che Dio prescrive in questi tre capitoli, ossia XXI, XXII, XXIII, per governare il popolo con giustizia e pace e per dirimere le controversie tra gli Ebrei; così come precetti cerimoniali sono chiamati quelli che furono prescritti da Dio al popolo per adorare Dio debitamente attraverso sacrifici e altri sacri riti e cerimonie: pertanto la natura dei precetti giudiziali consiste propriamente in due cose, dice San Tommaso, I-II, Questione CIV, articolo 1: primo, che riguardino l'ordinamento degli uomini gli uni verso gli altri; secondo, che non abbiano forza di obbligazione dalla sola ragione, ma dall'istituzione di Dio.

Si noti che tra questi precetti giudiziali sono frammisti anche certi precetti morali, che appartengono al diritto naturale, specialmente quelli che riguardano i giudici, i quali perciò sono anche giustamente chiamati «decreti»: tale è quello del capitolo XXIII, versetto 1: «Non accoglierai voce menzognera;» e versetto 2: «Non seguirai la folla per fare il male;» e versetto 7: «Fuggirai la menzogna;» e versetto 9: «Non molesterai lo straniero,» ecc.

Infine, alla fine, ossia nel capitolo XXIII, versetto 14, aggiunge certi precetti cerimoniali, ossia riguardo alle tre feste principali da celebrare, riguardo alla Pasqua, al lievito, alle primizie, ecc.


Versetto 2: Se comprerai un servo ebreo, egli ti servirà sei anni

Lo chiama «servo», non mercenario, ma schiavo: il primo infatti viene assunto a pagamento, il secondo viene comprato e venduto, come a dire: Se comprerai un Ebreo affinché sia per te come uno schiavo, egli ti servirà soltanto sei anni, e non potrà servire oltre: poiché nel settimo anno (così io voglio e qui dichiaro) deve essere rilasciato libero.

NEL SETTIMO (anno) USCIRÀ LIBERO GRATUITAMENTE. — Si noti che questo settimo anno non si deve contare dall'acquisto del servo, ma che uno solo e medesimo anno di remissione era per tutti, così come uno solo e medesimo giorno era il sabato per tutti gli Ebrei; pertanto vi era un ciclo settennale fisso di libertà, uno che succedeva continuamente all'altro (così come un giubileo succedeva continuamente all'altro), cosicché in ogni settimo anno ricorrente tutti i servi degli Ebrei dovevano essere manomessi: perciò un Ebreo che era venduto in servitù nel primo anno di questo ciclo settennale doveva servire sei anni; ma chi era venduto nel sesto anno di questo ciclo settennale usciva libero l'anno seguente, essendo il settimo; lo stesso avveniva nel giubileo, come dirò al Levitico capitolo XXV. Passerò in rassegna i misteri del numero sette al Deuteronomio capitolo V, versetto 12.

USCIRÀ LIBERO, — affinché tu sappia che egli non è tanto un servo quanto un uomo libero, in quanto fu liberato da Me dalla servitù d'Egitto e vincolato al mio servizio. Vedi Levitico capitolo XXV, versetto 39.


Versetto 3: Con quale veste entrò, con tale esca

I Settanta, il Caldeo, Vatablo e gli autori più recenti traducono comunemente: se col suo corpo, cioè solo e libero, entrò, col suo corpo, cioè solo, esca, e questo si contrappone opportunamente a ciò che segue: «Se ha moglie, anche la moglie uscirà con lui.» Ma San Girolamo, peritissimo in ebraico, traduce più correttamente e compiutamente, e percepì più acutamente che qui non si prescrive una cosa sola, come vogliono i precedenti, ma due cose, ossia che il servo non debba essere congedato lacero o nudo, né senza moglie, cosicché anche la moglie diventi libera con lui, e gli sia data una veste altrettanto decorosa quanto quella che aveva quando entrò: ciò era chiaramente conveniente e appropriato. Si aggiunga che in ebraico non c'è guph, cioè corpo, ma gaph, cioè ala, ossia una veste, che copre il corpo come un'ala; tali metafore sono abituali tra gli Ebrei.


Versetto 4: Ma se il padrone gli ha dato una moglie

Come a dire: La moglie resterà serva del padrone, dal quale la moglie era stata data al servo: di conseguenza anche i suoi figli resteranno col padrone; poiché la prole segue il ventre, come afferma l'assioma dei giuristi in questa materia. Così dicono Oleaster, Gaetano, Lipomano.

Sembra che qui il matrimonio tra il servo e la serva fosse sciolto, sia perché il servo faceva divorzio dalla moglie e dai figli — poiché il servo usciva libero, mentre la serva coi suoi figli rimaneva serva del suo padrone — sia perché si aggiunge: «Ma se il servo dice: Amo il mio padrone e mia moglie e i miei figli (non desidero essere separato da loro per divorzio), non uscirò libero, il suo padrone lo condurrà davanti ai giudici», i quali gli foreranno l'orecchio con un punteruolo, e così diventerà servo in perpetuo.

Da ciò risulta che nell'antica legge i matrimoni erano molto imperfetti, giacché i coniugi venivano separati così facilmente, col marito che usciva libero, sciolto e sgravato dalla cura della moglie e dei figli; mentre la moglie rimaneva serva del medesimo padrone, al quale pertanto spettava l'educazione e la cura sia della donna serva sia dei suoi figli; né questo è sorprendente: poiché a quel tempo il matrimonio non aveva il carattere di Sacramento, in ragione del quale soprattutto nella nuova legge esso è ormai assolutamente indissolubile, per decreto di Cristo, Matteo capitolo XIX, versetti 5 e 9.


Versetto 6: Agli dèi — e la perforazione dell'orecchio

In ebraico: Elohim, che significa Dio in quanto giudice e governatore di tutte le cose, e di conseguenza gli angeli e i giudici, i quali partecipano di questo potere giudiziario e di governo di Dio. Così si dice in Esodo capitolo XXII, versetto 28: «Non parlerai male dei giudici, e non maledirai il capo del tuo popolo;» e nel Salmo LXXXI, versetto 1, Dio dice ai giudici: «Io ho detto: voi siete dèi, e tutti figli dell'Altissimo.» Considerino ciò i giudici, e sappiano che sono dèi, affinché non temano gli uomini, ma l'unico Dio, di cui svolgono le funzioni e per la cui autorità operano.

SARÀ CONDOTTO ALLA PORTA E AGLI STIPITI, — ossia della casa del padrone; che ciò dovesse essere fatto là, e non alla porta delle mura della città dove i giudici sono soliti sedere, è chiaro da Deuteronomio capitolo XV, versetto 12. Con questa applicazione del servo alla porta e agli stipiti del padrone, si significava che questo servo era, per così dire, permanentemente e stabilmente vincolato alla casa del padrone, cosicché non potesse mai lasciare quella casa senza il permesso del padrone: così dice Teodoreto. San Tommaso e Gaetano aggiungono che questa applicazione e la perforazione dell'orecchio furono stabilite per questo servo come punizione e vergogna per aver trascurato la propria libertà, e perciò fu assegnato alla servitù perpetua.

E (il padrone) GLI FORERÀ L'ORECCHIO CON UN PUNTERUOLO, — affinché con questo simbolo il servo sia ammonito della perpetua obbedienza, con cui deve recepire ed eseguire i comandi del suo padrone. Così dice Teodoreto. Inoltre, con questo simbolo il servo veniva ammonito che era tenuto ad ascoltare e sopportare molti comandi duri, gravosi e molesti del suo padrone, che gli avrebbero perforato le orecchie non diversamente da un punteruolo. Lo stesso fu stabilito per la serva, Deuteronomio capitolo XV, versetto 12.

E SARÀ SUO SERVO PER SEMPRE. — «Per sempre» non significa soltanto l'eternità, ma anche un arco di tempo molto lungo, che per gli Ebrei era di 50 anni. «Sarà dunque servo per sempre», cioè sarà servo fino al cinquantesimo anno del giubileo: poiché nel giubileo tutti i servi ebrei venivano manomessi, come risulta da Levitico XXV, 40: così dice San Girolamo nel commento al capitolo IV della Lettera ai Galati, dove aggiunge che olam, cioè «per sempre», è scritto qui senza vav, per indicare l'età del giubileo: poiché quando è scritto con vav, spesso significa l'eternità.

Tropologicamente, questo servo è colui che vuole rimanere nella vita attiva in questo mondo, per diventare libero nel settimo anno e nel giubileo celeste; il suo orecchio viene forato con un punteruolo quando la sua mente è colpita dalla sottigliezza del timore di Dio da parte di un predicatore: su questo argomento vedi più ampiamente San Gregorio, omelia 3 su Ezechiele.


Versetto 7: Se qualcuno vende la propria figlia come serva

Ossia con la promessa di fidanzamento, con la quale il padrone che comprava una figlia ebrea come serva prometteva di prenderla in moglie, almeno come moglie secondaria.

ELLA NON USCIRÀ COME SONO SOLITE USCIRE LE SERVE, — ossia come le serve nate dai Gentili, ad esempio dalle Moabite o dalle Idumee; queste infatti rimanevano sempre serve, né venivano liberate dalla servitù nel giubileo, a meno che non fossero riscattate con un prezzo, come risulta da Levitico XXV, 46; o almeno a meno che il padrone non le avesse cavato un occhio o un dente: poiché allora a causa dell'ingiuria e del danno arrecatole ella usciva libera; Dio stabilisce ciò qui in favore della fede e della nazione degli Ebrei, affinché provvedesse così alle figlie povere degli Ebrei riguardo ai matrimoni e alla loro condizione di vita.


Versetto 8: Se ella è sgradita agli occhi del suo padrone

In ebraico è: che l'aveva fidanzata a sé. Gli autori più recenti traducono in senso del tutto opposto: che non l'aveva fidanzata, perché in ebraico c'è lo, con aleph, che è un avverbio di negazione. Ma lo scambio delle lettere ehevi, e di conseguenza di aleph con vav, è frequente, e i Masoreti annotarono diversi, ossia quindici, passi della Scrittura nei quali lo con aleph è usato, dicono, al posto di lo con vav, cioè a lui, o a sé; e che questo passo sia uno di essi concordano il Caldeo e i Settanta, come pure Vatablo e i Rabbini più dotti. Il significato dunque è, come a dire: Se il padrone che comprò la figlia ebrea la fidanzò a sé, ma in seguito ella gli è sgradita, allora il padrone deve lasciarla andare gratuitamente; o, come hanno l'ebraico e i Settanta, deve riscattarla, cioè liberarla dalla servitù, se effettivamente la usò come moglie; ma se no, la farà riscattare, cioè la venderà o la consegnerà a un altro Ebreo, a condizione tuttavia che questi la sposi: poiché non può venderla a un popolo straniero, cioè ai Gentili, come segue. Così dice Abulense.


Versetto 10: Ma se ne prende un'altra per suo figlio

Come a dire: Se il padre, oltre alla figlia che comprò per suo figlio sia come serva sia come moglie, dà al figlio ancora un'altra moglie, allora provvederà affinché la prima figlia, ossia la serva, conservi il suo diritto nel matrimonio; e così provvederà per lei, primo, il diritto nuziale, cioè l'uso del matrimonio; infatti così gli autori distinguono le nozze dal matrimonio, e le prendono metonimicamente per l'atto nuziale o matrimoniale, come a dire: Il padre provvederà che il figlio non neghi a questa sua moglie-serva il diritto dell'unione coniugale, ma le renda il debito matrimoniale; ciò risulta dall'ebraico. Secondo, le provvederà vesti adeguate. Terzo, le provvederà il prezzo della castità, cioè il vitto e il sostentamento dovuti alla moglie. Onde l'ebraico, il caldeo e i Settanta hanno chiaramente: Il vitto, il vestito e i diritti coniugali non le diminuirai. Dio comanda infatti che, sebbene una seconda moglie sia introdotta dal padrone per suo figlio, il turno della prima moglie e il suo diritto restino fermi in questi tre beni del matrimonio già menzionati; ma se non vuole fornire quelle tre cose, allora la lascerà andare libera, come segue.


Versetto 11: Se non farà queste tre cose

Non tanto il padrone quanto il figlio del padrone — USCIRÀ (la figlia ebrea da lui comprata come serva) LIBERA SENZA DENARO. — Prendi queste tre cose congiuntamente. Pertanto, se il figlio provvedeva il vitto e il vestito alla figlia ebrea serva, ma le negava la terza cosa, la figlia che aveva comprato doveva essere rilasciata libera, e ciò gratuitamente; similmente, se provvedeva la seconda e la terza cosa ma rifiutava la prima, oppure avendo dato la prima rifiutava la seconda, allo stesso modo doveva rilasciare libera la figlia.


Versetto 12: Chi percuote un uomo volendolo uccidere, sia messo a morte

L'ebraico dice più compiutamente: chi percuote un uomo cosicché muoia, sia punito con la morte. Qui infatti viene stabilita la pena del taglione e della morte contro l'omicida volontario. Si noti: «percuotere» è comunemente inteso nei libri dei Re e in altri libri storici nell'atto compiuto, secondo il Canone 22, come percossa letale, e significa lo stesso che uccidere. Si noti in secondo luogo: «un uomo», ossia sia Gentile sia Ebreo: è falso infatti ciò che dice Rabbi Salomone, che soltanto chi uccide un Ebreo sia soggetto a questa legge e passibile di morte; poiché anche chi uccideva un servo era reo di morte, come risulta dal versetto 20.


Versetto 13: Ma chi non ha teso insidie

Il versetto 12 trattava dell'omicidio volontario; qui si tratta dell'omicidio accidentale. In effetti, Abulense ritiene che si tratti dell'omicidio puramente accidentale, ossia quello che avviene senza alcuna colpa dell'uccisore. Ma ciò non concorda sufficientemente con quanto precede e segue.

Dico dunque che qui si tratta dell'omicidio accidentale nel quale tuttavia è intervenuta qualche colpa di negligenza, o di imprudenza, o anche di vendetta: a tale persona infatti era concesso il diritto d'asilo. I Canoni presso i Cristiani stabilirono una legge e una grazia d'asilo analoga nei luoghi sacri per l'omicida accidentale, e al contrario negarono lo stesso all'omicida volontario, e ordinarono che fosse strappato dall'altare, come qui si comanda al versetto 14, come risulta dal capitolo Inter alia, titolo Sull'immunità delle Chiese.

Si noti: Per «Dio lo ha consegnato nelle sue mani», in ebraico si ha Dio lo ha fatto cadere nelle sue mani, come nel caso di chi uccide senza pensarvi, Dio fece sì che l'empio incappasse nella sua mano o nella sua arma, affinché pagasse le pene meritate per i suoi delitti. Il discorso è infatti qui riguardo a un omicidio commesso per caso, o per un'occasione imprevista, dove l'uccisione non fu precedentemente macchinata o intesa: poiché allora la Scrittura, secondo la sua consuetudine, riferisce l'uccisione avvenuta all'altissima provvidenza di Dio, la quale ordina tutti gli affari umani alla giusta punizione o al premio. Donde ne consegue che in tali casi la giusta vendetta di Dio, specialmente nell'antica legge, era solita tendere insidie e disporre che sui colpevoli e i criminali ricadesse questo caso e questa uccisione. Giustamente dunque questa uccisione è attribuita non tanto a chi uccide quanto a Dio, perché un effetto non si suole attribuire alla causa per accidente, ma alla causa per sé, cioè non al caso della fortuna o all'agente casuale che non intende questo effetto, ossia l'uccisione, ma a Dio, che dirige tutte le cause, anche quelle fortuite, e che intese questa uccisione come punizione e la inflisse all'empio per mezzo di questo evento casuale. Così dice Abulense.


Versetto 15: Chi percuote il padre o la madre, sia messo a morte

Anche in modo non letale, a causa dell'atroce empietà contro un genitore.

Dopo questa legge, alcuni codici e traduttori aggiungono immediatamente la legge sulla maledizione dei genitori. Ma l'ebraico antepone la legge sul plagio; così anche il caldeo, e le edizioni latine Complutense e Romana. Né è sorprendente che in queste leggi non si osservi un ordine così congruente: vediamo infatti ciò accadere in molti casi, come è evidente nei Proverbi, nell'Ecclesiaste e nell'Ecclesiastico: queste leggi infatti furono scritte in modo miscellaneo e, per così dire, in stile militare.


Versetto 16: Chi rapisce un uomo

Questa è la pena del plagio, cioè del furto di un uomo, sia egli libero o schiavo; specialmente se è Ebreo; poiché l'uccisione dei servi, così come degli uomini liberi, era vendicata con la morte; dunque anche il plagio, soprattutto perché gli Ebrei erano servi soltanto temporaneamente: poiché o nel settimo anno o nel cinquantesimo anno del giubileo diventavano liberi.


Versetto 18: Con una pietra o col pugno

Cioè con qualsiasi arma o mezzo: comunemente infatti coloro che litigano colpiscono con una pietra, che hanno a portata di mano, o col pugno.


Versetto 19: Se si alza e cammina fuori col suo bastone, colui che lo ha percosso sarà innocente

«Innocente», cioè esente e libero dalla pena di morte per taglione, perché da questo indizio, che il percosso camminò fuori dopo aver ricevuto il colpo, si presume che la sua morte non sia venuta dal colpo ma da altra causa.

A CONDIZIONE TUTTAVIA CHE PAGHI PER LA PERDITA DEL SUO TEMPO E LE SPESE DEI MEDICI. — In ebraico è shivto, cioè il suo stare seduto, cioè la sua cessazione e le opere perdute, ossia il profitto del lavoro che il ferito ha perso, lo pagherà, e farà in modo che sia guarito. L'ebraico shivto è infatti un infinito con suffisso, dalla radice yashav, cioè sedette. Pagnino tuttavia traduce shivto come la sua cessazione, dalla radice shavat, cioè cessò; ma il significato è lo stesso: poiché sedere equivale a cessare.


Versetto 20: Chi percuote un servo

Sarà colpevole del crimine — di omicidio, e di conseguenza soggetto alla pena di morte.


Versetto 21: Ma se sopravvive un giorno o due, non sarà soggetto alla pena

PERCHÉ È SUA PROPRIETÀ, — come a dire: Perché è posseduto dal padrone che percuote, in quanto servo comprato con denaro. La condizione dei servi e delle serve era misera, specialmente sotto padroni duri: pertanto la legge qui mitiga la pena per la percossa, cosicché se il padrone non aveva percosso il servo così gravemente che ne seguisse immediatamente una morte certa, non fosse soggetto alla pena, perché uccise il proprio schiavo, che possiede come un bue o un cavallo. E allo stesso modo il diritto civile afferma che il corpo di un servo, così come il corpo di un animale, può essere valutato a un prezzo; ma un corpo libero non riceve alcuna valutazione, come risulta dall'ultima legge, Digesto, Su coloro che versarono o gettarono.


Versetto 22: Se degli uomini litigano e uno percuote una donna incinta

Che voleva interporsi tra i litiganti, o aiutare il proprio marito.


Versetto 23: Ma se ne segue la morte — la legge del taglione

Renderà vita per vita (la propria vita per la vita della donna che ha ucciso), occhio per occhio, dente per dente, ecc. — Lo stesso giudizio valeva se il percussore non avesse ucciso la donna incinta, ma le avesse fatto espellere il bambino già animato, così da averlo ucciso. Una tale persona, in quanto infanticida, era di conseguenza rea di morte quanto una matricida. I Settanta lo insegnano e lo indicano, i quali per l'ebraico ason, che il nostro Traduttore rende con morte, sembrano aver letto ishon, cioè piccolo uomo (come in fiammingo chiamiamo un ragazzo manneken); traducono infatti: se il bambino è pienamente formato, cioè se è configurato e formato, come a dire: Se la prole ha membra perfette, cosicché sia pienamente configurata e simile a un piccolo uomo, o omuncolo, allora chi la fa espellere dalla madre incinta con la sua percossa darà vita per vita, cioè la propria vita, di cui l'anima è la causa, la darà per la vita della prole, cosicché come la fece espellere e la uccise, così anche lui sia ucciso. Da queste parole dei Settanta risulta che il feto, non appena è formato, è animato; perciò infatti chi lo ha fatto espellere è qui considerato e punito come omicida: i medici insegnano lo stesso.

Per un'interpretazione tropologica sui dottori litigiosi che attraverso le loro dispute e controversie danneggiano e scandalizzano la Chiesa e i fedeli, vedi Origene e Sant'Ambrogio sul capitolo XXII di Luca.

Da questa legge per analogia, Dio introduce poi una legge generale del taglione per tutti gli altri casi, dicendo: «Occhio per occhio,» ecc., come a dire: Se qualcuno cava l'occhio a un altro, sia privato anch'egli di un occhio; chiunque fa cadere un dente, perda un dente; chiunque una mano, ecc. La quale legge, dice Sant'Agostino, libro XII Contro Fausto, capitolo XXV: «non è l'esca della vendetta e del furore, ma un giusto confine;» poiché, come dice Tertulliano, libro II Contro Marcione, capitolo XVIII: «Il permesso di ritorsione era un divieto di provocazione;» Radamanto infatti giustamente sentenzia in Aristotele, libro V dell'Etica: «Se un uomo ha agito ingiustamente, soffra le stesse cose,» a condizione tuttavia che le persone siano dello stesso rango e di pari condizione: altrimenti, se un re percuote un contadino, non può essere giustamente ripercosso da costui. Onde anche con questa stessa legge, al versetto 26, si fa eccezione per chi percuote un servo. Così tra le leggi delle dodici tavole vi era anche questa: «Se ha rotto un arto, a meno che non faccia pace con lui, vi sia il taglione.» Vedi Gellio, libro XX.


Versetto 26: E li rende guerci

Ossia, avendo cavato un occhio, li rende guerci o monocoli. Onde i Settanta traducono ektyflōsē, cioè ha accecato. L'ebraico significa lo stesso. Perciò «guercio» è qui inteso diversamente da come è comunemente inteso, e in questo verso popolare: «Il guercio vede di sbieco, lo strabico guarda in alto, gli orbi mancano dei globi oculari, i ciechi sono privi della luce.»


Versetto 28: Se un bue cozza con le corna un uomo o una donna

SARÀ LAPIDATO, — non per colpa del bue (poiché questa non può esistere in un animale bruto), ma per il terrore e l'esempio degli uomini, affinché con ciò gli uomini siano maggiormente dissuasi dall'omicidio. Onde ancora oggi maiali e altri animali, se uccidono bambini o persone, vengono impiccati o abbattuti. Dio stabilì una legge simile in Genesi IX, 5. Per la stessa ragione Dio proibì in questo versetto di mangiare le carni di un bue omicida, affinché non si contaminassero con un animale inquinato dall'uccisione di un uomo, o non ne assumessero la ferocia mangiandolo. Del resto, ciò che è detto e stabilito qui e in ciò che segue riguardo al bue, intendilo analogamente riguardo a un ariete che cozza, a un cavallo che tira calci e a ogni bestia che abbia ucciso un uomo; qui infatti vale l'argomento per analogia e proporzione.


Versetto 29: Da ieri e l'altro ieri — il bue che cozza

Cioè dal tempo precedente; è una sineddoche. Così Sant'Agostino, Locuzioni 93.

HANNO AVVERTITO — che il bue era solito cozzare, come a dire: Dichiararono che il bue cozzava, e così avvertirono il padrone del pericolo, affinché rinchiudesse questo bue perché non colpisse qualcuno. I Romani, secondo Plutarco nelle Questioni Romane, legavano del fieno alle corna dei buoi che cozzavano, col quale i passanti erano avvertiti di guardarsi da esso; e ciò perché dalla sazietà i buoi e i cavalli diventano capricciosi e aggressivi; donde il proverbio: «Ha del fieno sulle corna: cozza col corno, guardati,» che si dice di un uomo pronto a vendicarsi e difficile da contrastare, quale fu M. Crasso prima che Cesare gli si opponesse.

E NON LO HA RINCHIUSO. — In ebraico: e non lo ha custodito.


Versetto 30: Ma se gli viene imposto un prezzo

Dal giudice, il quale, esaminata la causa, per la sua lieve negligenza o colpa, gli impone non la pena capitale ma un'ammenda, specialmente perché i genitori e i parenti desiderano tale ammenda, allora questo padrone del bue omicida pagherà e salderà questa ammenda impostagli dal giudice.


Versetto 33: Se qualcuno apre una cisterna e ne scava una

In ebraico è o ne scava: poiché è ugualmente colpevole chi scopre e apre una fossa coperta quanto chi la scava di nuovo, se non la ricopre. Queste e altre leggi di questo capitolo e del seguente furono trascritte nel Diritto Canonico, come risulta dal libro V delle Decretali, titolo 36 Sulle ingiurie e il danno arrecato; sono infatti conformi al diritto naturale e all'equità.


Versetto 35: Se il bue di uno ferisce il bue di un altro

Si noti: Questa legge parla soltanto del caso in cui un bue uccise un bue, non del caso in cui un bue uccise una pecora o un vitello; poiché allora non era equo dividere il bue per una pecora o un vitello, che è di minor valore di un bue; pertanto allora i giudici decretavano un'ammenda proporzionata al danno arrecato. Ciò che è detto qui del bue, intendilo analogamente dell'ariete, del cavallo e di qualsiasi animale.

Per l'interpretazione tropologica vedi Rabano, che interpreta tutte queste cose riguardo a un cattivo discepolo e al suo maestro, sia negligente sia innocente.