Cornelius a Lapide
Indice
Sinossi del Capitolo
Si descrivono l'impurità e la purificazione: primo, di colui che soffre di un flusso seminale; secondo, al versetto 16, di colui che giace con una donna; terzo, al versetto 19, della donna mestruata; quarto, al versetto 25, della donna affetta da un flusso di sangue.
Testo della Vulgata: Levitico 15,1-33
1. E il Signore parlò a Mosè e ad Aronne, dicendo: 2. Parlate ai figli d'Israele e dite loro: L'uomo che soffre di un flusso di seme sarà impuro. 3. Ed allora sarà giudicato soggetto a questa infermità, quando in ogni momento il turpe umore si sarà attaccato alla sua carne e si sarà addensato. 4. Ogni letto nel quale egli dorme sarà impuro, e dovunque egli sieda. 5. Se qualcuno tocca il suo letto, laverà le sue vesti; ed essendosi egli stesso lavato con acqua, sarà impuro fino a sera. 6. Se siede dove l'altro aveva seduto, anch'egli laverà le sue vesti; e lavato con acqua, sarà impuro fino a sera. 7. Chiunque tocca la sua carne laverà le sue vesti; ed essendosi egli stesso lavato con acqua, sarà impuro fino a sera. 8. Se un tale uomo sputa su chi è puro, questi laverà le sue vesti; e lavato con acqua, sarà impuro fino a sera. 9. La sella sulla quale egli ha seduto sarà impura; 10. e qualunque cosa sia stata sotto colui che soffre del flusso di seme sarà contaminata fino a sera. Chiunque porta qualcuna di queste cose laverà le sue vesti; ed essendosi egli stesso lavato con acqua, sarà impuro fino a sera. 11. Chiunque un tale uomo tocca, senza essersi prima lavato le mani, laverà le sue vesti; e lavato con acqua, sarà impuro fino a sera. 12. Il vaso di coccio che egli tocca sarà spezzato; ma il vaso di legno sarà lavato con acqua. 13. Se colui che sopporta tale afflizione è guarito, conterà sette giorni dopo la sua purificazione, e avendo lavato le sue vesti e tutto il suo corpo in acque vive, sarà puro. 14. E l'ottavo giorno prenderà due tortore o due giovani colombi, e verrà alla presenza del Signore all'ingresso del tabernacolo della testimonianza, e li darà al sacerdote, 15. il quale ne offrirà uno come sacrificio per il peccato e l'altro come olocausto: e pregherà per lui davanti al Signore, affinché sia purificato dal flusso del suo seme. 16. L'uomo dal quale esce il seme del coito laverà tutto il suo corpo con acqua, e sarà impuro fino a sera. 17. La veste e la pelle che indossava le laverà con acqua, e saranno impure fino a sera. 18. La donna con la quale ha giaciuto sarà lavata con acqua, e sarà impura fino a sera. 19. La donna che, al ritorno del suo periodo mensile, soffre di un flusso di sangue, sarà separata per sette giorni. 20. Chiunque la tocca sarà impuro fino a sera; 21. e qualunque cosa sulla quale ella abbia dormito o seduto durante i giorni della sua separazione sarà contaminata. 22. Chiunque tocca il suo letto laverà le sue vesti, ed essendosi egli stesso lavato con acqua, sarà impuro fino a sera. 23. Qualunque vaso sul quale ella abbia seduto, chiunque lo tocca laverà le sue vesti; ed essendosi egli stesso lavato con acqua, sarà contaminato fino a sera. 24. Se un uomo giace con lei al tempo del suo sangue mestruale, sarà impuro per sette giorni; e ogni letto sul quale ella dorme sarà contaminato. 25. La donna che soffre di un flusso di sangue per molti giorni fuori del tempo del suo periodo mestruale, o che non cessa di perdere sangue dopo il suo periodo mestruale, per tutto il tempo in cui è soggetta a questa afflizione, sarà impura come se fosse nel suo periodo mestruale. 26. Ogni letto sul quale ella dorme, e ogni vaso sul quale ella siede, sarà contaminato: 27. chiunque li tocca laverà le sue vesti; ed essendosi egli stesso lavato con acqua, sarà impuro fino a sera. 28. Se il sangue si è fermato e ha cessato di scorrere, ella conterà sette giorni della sua purificazione; 29. e l'ottavo giorno offrirà per sé al sacerdote due tortore, o due giovani colombi, all'ingresso del tabernacolo della testimonianza: 30. e ne offrirà uno come sacrificio per il peccato e l'altro come olocausto, e pregherà per lei davanti al Signore, e per il flusso della sua impurità. 31. Insegnerete dunque ai figli d'Israele a guardarsi dall'impurità, e non moriranno nelle loro sozzure, quando avranno contaminato il mio tabernacolo che è in mezzo a loro. 32. Questa è la legge di colui che soffre di un flusso di seme e che è contaminato dal coito, 33. e di colei che è separata nei suoi tempi mestruali, o che scorre con sangue continuo, e dell'uomo che giace con lei.
Versetto 2: L'uomo che soffre di un flusso di seme
2. L'UOMO CHE SOFFRE DI UN FLUSSO DI SEME SARÀ IMPURO. — «Uomo», in ebraico è «uomo uomo», ossia ogni uomo: poiché il raddoppiamento presso gli Ebrei significa una raccolta universale e distribuisce per «ogni».
CHE SOFFRE DI UN FLUSSO DI SEME, — ossia continuamente, per la malattia della gonorrea (come la chiamano i medici), che nasce da una debolezza della natura e della potenza ritentiva, come insegna Galeno nel De locis affectis, libro VI; così come dalla medesima causa si verifica la polluzione notturna: quella infatti sopravviene o per un'immaginazione impura e un'abbondanza di seme, o per la debolezza già menzionata; specialmente se qualcuno ha bevuto acqua, soprattutto calda, poco prima di coricarsi: poiché tale acqua rilassa, dissolve e indebolisce la potenza digestiva e ritentiva; pertanto si deve consigliare loro di non bere nulla poco prima del sonno, o piuttosto di bere vino, dice l'Abulense. L'Abate Mosè nelle Vite dei Padri, libro VII, capitolo 1, n. 6, era solito dire: «L'afflizione della polluzione è generata da queste quattro cose: primo, dall'abbondanza di cibo e di bevanda; secondo, dall'eccesso di sonno; terzo, dall'ozio e dallo scherzo; quarto, dall'ornamento delle vesti;» questo infatti produce mollezza sia nel corpo stesso sia nell'immaginazione, la quale provoca la polluzione. Quando la polluzione sia peccato e quando non lo sia, si veda tra gli altri il nostro Padre Lessio, libro IV De Justitia, capitolo xiv, che spiega dottamente la materia.
Versetto 4: Ogni letto nel quale egli dorme
4. OGNI LETTO NEL QUALE EGLI DORME SARÀ IMPURO. — Chiunque o qualunque cosa toccava colui che soffriva del flusso di seme era contaminato e diveniva impuro.
Si noti qui un canone: Nell'antica legge, coloro che erano impuri in sé stessi trasferivano la loro impurità a coloro che li toccavano: tali erano i lebbrosi, coloro che soffrivano del flusso seminale, le donne mestruate e i rettili; ma le cose che non erano impure in sé stesse, bensì solo per il contatto con una cosa impura, non trasferivano la loro impurità a coloro che le toccavano: così chi aveva toccato un rettile era impuro, ma tuttavia non contaminava un'altra persona che toccava.
Versetto 8: Se un tale uomo ha sputato su chi è puro
8. SE UN TALE UOMO HA SPUTATO SU CHI È PURO, QUESTI LAVERÀ LE SUE VESTI. — «Laverà» — non colui che ha lanciato lo sputo, ma la persona pura che lo ha ricevuto; questi infatti, come contaminato da questo sputo dell'uomo affetto dal flusso seminale, deve essere lavato e purificato.
Versetto 9: La sella sulla quale egli ha seduto
9. LA SELLA SULLA QUALE EGLI HA SEDUTO SARÀ IMPURA. — «Sagma», ossia una sella o una copertura. Donde i Settanta traducono ἐπίσαγμα, ossia un basto da asino; poiché anticamente in Palestina si usavano gli asini al posto dei cavalli: di qui ovunque nella Scrittura leggiamo di coloro che si mettono in viaggio: «Sellò il suo asino.» Il Caldeo traduce: ogni cosa su cui cavalca, sulla quale egli ha cavalcato, sarà impura.
Versetto 13: Se è stato guarito
13. SE È STATO GUARITO. — Guarito dalla gonorrea, ossia dal flusso di seme, gli è qui comandato per la sua espiazione legale di lavare sé stesso e le sue vesti, e l'ottavo giorno di offrire due tortore, o due giovani colombi, uno come sacrificio per il peccato, il secondo come olocausto. 15. Il quale ne offrirà (immolerà) uno per il peccato, — legale ovviamente, ossia per l'impurità legale contratta da questo flusso di seme, da espiarsi, si veda il Canone 31. Inoltre, in secondo luogo, «per il peccato» anche veramente e propriamente detto, se ne ha qualcuno non ancora espiato; poiché il precedente peccato legale era simbolo di questo.
Versetto 15: E pregherà per lui davanti al Signore
E PREGHERÀ PER LUI DAVANTI AL SIGNORE, AFFINCHÉ SIA PURIFICATO DAL FLUSSO DEL SUO SEME. — In ebraico si dice: e il sacerdote farà espiazione per lui davanti al Signore dal suo flusso, ossia dall'impurità legale contratta dal flusso di seme, che era già passato e cessato, come qui si suppone. La medesima espressione ricorre al versetto 30.
Versetto 16: L'uomo dal quale esce il seme del coito
16. L'uomo dal quale esce il seme del coito (vale a dire: l'uomo che è contaminato dal coito, sia lecito nel matrimonio, sia illegittimo e illecito fuori del matrimonio), LAVERÀ TUTTO IL SUO CORPO CON ACQUA. — Alcuni ritengono che il lavacro sia qui prescritto non in modo assoluto, ma condizionato, ossia qualora tale persona così contaminata volesse entrare nel santuario: poiché tutte queste impurità furono stabilite in ordine e in rapporto all'accesso al santuario e alle altre cose sacre. Per questo gli Ebrei così contaminati ora non si lavano, perché ora non hanno più il santuario. Ma l'Abulense confuta giustamente questa tesi, poiché con la stessa ragione in tutte le altre cose qui prescritte, gli impuri avrebbero potuto aspettare e differire la loro purificazione fino al giorno in cui fossero stati per entrare nel santuario. Che ciò sia falso risulta evidente anche dal caso di chi avesse toccato un cadavere: questi infatti era tenuto in determinati giorni, ossia il terzo e il settimo, a essere asperso con l'acqua di purificazione, Numeri xix, 19. E così questa espiazione dopo il coito doveva compiersi immediatamente la mattina seguente, ossia coloro così contaminati dovevano lavare tutto il corpo. Dio stabilì ciò per ragioni di modestia e di continenza, affinché la fatica e la riluttanza del purificarsi frenassero la frequenza dell'unione anche tra i coniugi, dice Teodoreto.
Versetto 22: La duplice impurità presso gli Ebrei
22. ED ESSENDOSI EGLI STESSO LAVATO CON ACQUA, SARÀ IMPURO FINO A SERA — non a causa del peccato, poiché qui non ve n'è alcuno se ha usato lecitamente della propria moglie, ma a causa dell'impurità legale derivante dall'atto coniugale, il quale è impuro naturalmente, e pertanto anche legalmente.
Si noti qui che vi era una duplice impurità presso gli Ebrei: una era il peccato, perché vietata dal comandamento di Dio; tale era il mangiare carni impure, sangue e grasso: queste cose infatti sono vietate in Levitico, capitolo xi. Parimenti, tale era il mangiare ciò che era morto da sé o che era stato sbranato dalle bestie, Esodo xxii, 31: che ciò fosse peccato risulta chiaro da Levitico xxii, 9. Tale era anche il toccare le carcasse di animali impuri e il toccare i rettili, come ho detto al capitolo xi, versetto 43.
L'altra impurità era quella che non era vietata, ma solo indicata e stabilita; tale era il toccare un lebbroso, un cadavere o un uomo affetto dal flusso seminale. Tale era anche il soffrire di lebbra, di flusso di seme o di mestruazioni; poiché riguardo a queste cose non si dice: Non toccatele; ma piuttosto: Chi le tocca sarà impuro. Pertanto queste non erano peccati, ma inducevano soltanto una certa irregolarità legale in tali persone, cosicché non potessero entrare nel santuario prima della loro espiazione, la quale espiazione era loro prescritta; e così tali persone non peccavano nel contatto stesso e nella contaminazione di sé stesse, ma nella negligenza dell'espiazione prescritta, ossia se non si purificavano nel tempo stabilito. Da ciò risulta chiaro quali impurità ed espiazioni i Giudei osservino ancora oggi, e quali no: poiché essi osservano ancora le prime, ma non le seconde: queste ultime infatti erano soltanto certe irregolarità che li escludevano dal santuario; ma ora essi non hanno più alcun santuario; quindi non vi è più per loro alcuna irregolarità, e di conseguenza neppure alcuna purificazione per rimuoverla: e così i Giudei, permanendo nel loro errore e nella loro coscienza erronea (per la quale credono di essere ancora vincolati dal giudaismo e da queste leggi), non sono obbligati dalla loro coscienza a queste ultime osservanze, ma soltanto alle prime. E tanto basti riguardo all'uomo affetto dal flusso seminale.
Tropologia: Il flusso seminale come garrulità
Tropologicamente: L'uomo affetto dal flusso seminale rappresenta un dottore e predicatore impuro, verboso e importuno. «Poiché il seme è la parola di Dio,» Luca viii, 12; dunque ogni eretico, e falso profeta, e chiunque abusa della parola di Dio, soffre di un flusso di seme; poiché si compiace nelle parole sacre per la propria lode e per l'applauso del popolo; così gli Epicurei dicevano di Paolo: «Che cosa vuol dire questo seminatore di parole (in greco, ὁ σπερμολόγος)?» Atti xvii, 18. Il suo letto è il favore umano; la sua sede è il piacere che ne trae; la sua saliva è la prudenza della carne: tutte cose che contaminano sia lui stesso sia i suoi discepoli. Il seme del coito è la dottrina sana e legittima: poiché come l'uomo e la donna sono una sola carne, così nella conferenza spirituale, il dottore e l'uditore si uniscono in un solo spirito. Pertanto l'uomo dal quale questo seme esce, lavi il suo corpo, ossia si renda irreprensibile in tutte le sue azioni, poiché è compito del suo ufficio correggere e riprendere i difetti degli altri: così anche la donna, ossia l'uditore, deve nella misura delle sue forze rigettare la sozzura dei vizi. Così dicono Radulfo e San Gregorio, libro XXIII dei Morali, capitolo xv. In secondo luogo, Sant'Agostino, nel libro Del bene del matrimonio, capitolo xx; Cirillo, libro XV Dell'Adorazione, e Ruperto intendono queste cose più in generale. «Con l'uomo affetto dal flusso seminale,» dice Sant'Agostino, «la legge volle significare un animo indecentemente fluido e dissoluto dalla forma della propria disciplina, che essa indica doversi formare, quando comanda che un tale flusso del corpo sia purificato.» E Cirillo: «Il flusso del corpo,» egli dice, «che riduce a nulla la riserva di seme e indebolisce la fermezza di quelle parti, significa la mente che non produce alcun frutto di giustizia, ma continuamente scivola verso ciò che è nocivo, e precipita con una caduta rovinosa nelle cose turpi.» Più in particolare, Ruperto dice: «Che cos'è soffrire di un flusso di seme o di sangue, se non scorrere con parole detrattorie o addirittura criminose? Di conseguenza, coloro che soffrono del flusso seminale sono verbosi e garruli. In verità, Plutarco dice nei Morali: "Come il seme che viene subito versato è inutile per la generazione, così il discorso dei garruli non giova a nulla."»
Zenone, udendo un giovane eccessivamente garrulo, disse: «Le tue orecchie sono confluite nella tua lingua.» Mostrò con ciò che è proprio del giovane udire molto e parlare poco. Così riferisce Laerzio, libro VII.
Isocrate, domandandogli un certo chiacchierone perché esigesse da lui un compenso doppio come studente dell'arte oratoria, rispose: «Chiedo un compenso affinché tu impari a parlare, e l'altro affinché tu impari a tacere.»
Clearco era solito dire: «Quelle cose che non vuoi udire, non dirle neppure; e quelle cose che non vuoi dire, non ascoltarle nemmeno.» Poiché grande è il pericolo delle orecchie e della lingua.
Apollonio era solito dire che «la loquacità ha molti errori, ma il silenzio è sicuro.» Interrogato: «Chi sono i migliori tra gli uomini?» rispose: «Quelli che sono i più brevi nel parlare.»
Demostene disse a uno che parlava a lungo durante un banchetto: «Se fossi stato saggio in tante cose, non avresti mai detto tante cose.»
Lo stesso, interrogato «perché abbiamo una sola lingua ma due orecchie», rispose: «Perché dobbiamo ascoltare il doppio di quanto parliamo.»
Licone diceva, «come le rondini con il loro perpetuo cinguettio perdono il piacere della familiarità, così i garruli, stordendo perpetuamente gli altri, sono molesti ai loro ascoltatori;» donde il proverbio: «Non accogliere rondini (ossia chiacchieroni) sotto il tuo tetto.»
Archelao, domandandogli un barbiere garrulo: «Come devo raderti, o re?» rispose: «In silenzio.»
Un altro disse a un giureconsulto loquace: «Non si devono dire poche cose con molte parole, ma molte con poche.»
Ausonio diceva: «Come i vasi vuoti risuonano più forte, così quelli in cui vi è meno mente e dottrina sono i più loquaci.»
Esopo disse: «La fine della loquacità è la sventura.»
I Greci narrano che la cornacchia fu respinta da Pallade, ossia che la garrulità è respinta dalla meditazione e dalla sapienza. Così dice Pierio, Geroglifici, 20.
Presso i Romani, Citeria era una certa immagine, arguta e loquace, che veniva portata in processione per farne oggetto di scherno. Donde Marco Catone disse contro Cecilio: «Che più devo dire dunque? Credo che alla fine sarà portato in giro nella processione dei giochi come una Citeria, e terrà discorso agli spettatori.»
Plutarco scrisse un libro Sulla garrulità, nel quale tra le altre cose dice: «Altri contengono le loro parole, ma i garruli sono pieni di crepe e lasciano filtrare; poi come vasi vuoti, privi di mente, vanno in giro pieni di suono. Sono infelici in questo, che né odono né sono uditi. Il fine del discorso è produrre fede negli uditori: ma nessuno dà fede ai loquaci, anche se dicono il vero. Ciò che è nel cuore del sobrio è sulla lingua dell'ebbro; la garrulità è pericolosa, odiosa e ridicola. Abbiamo gli uomini come maestri del parlare, ma gli dèi come maestri del silenzio, ricevendo il silenzio nelle iniziazioni e nei misteri come tramandato di mano in mano. Quando il re degli Egiziani ebbe inviato una vittima a Pittaco e gli ebbe ordinato di estrarne il pezzo migliore e il peggiore, questi rimandò la lingua, come se la lingua fosse il più grande strumento sia dei mali sia dei beni. Coloro che hanno ricevuto un'educazione nobile e regale dapprima impararono a tacere, poi a parlare. I discepoli di Pitagora tacevano per cinque anni. "Mi sono spesso pentito di aver parlato," dice Simonide, "ma mai di aver taciuto." Il silenzio non solo non procura sete, come dice Ippocrate, ma neppure tristezza né dolore.» Dunque i seminatori di parole sono uomini affetti dal flusso seminale.
Versetto 19: La donna mestruata
19. LA DONNA CHE, AL RITORNO DEL SUO MESE, SOFFRE DI UN FLUSSO DI SANGUE (mestruale), SARÀ SEPARATA PER SETTE GIORNI — non fuori dal campo; poiché di ciò non si fa qui menzione, come invece si fa riguardo a chi è contaminato nel sonno: questi infatti è comandato di uscire dal campo, Deuteronomio xxiii, 10; ma sarà separata dalla compagnia degli uomini, e ciò per sette giorni, non perché il sangue scorra per tutti quei giorni, ma perché non può scorrere oltre quel tempo.
Nota: Le mestruazioni sono le secrezioni delle donne, e la purgazione di un umore freddo e indigesto, che la natura espelle come nocivo. Sono dette «mestrua» perché sogliono verificarsi ogni mese nelle donne che sono in età di poter concepire; donde sono anche chiamate «mesi». Plinio descrive la virulenza delle mestruazioni, libro VII, capitolo xv: «Nulla,» egli dice, «si trova di più mostruoso della secrezione delle donne; al suo sopraggiungere, il vino nuovo diventa acido, le messi toccate divengono sterili, gli innesti muoiono, i germogli degli orti si bruciano, i frutti degli alberi sui quali esse si sono sedute cadono, lo splendore degli specchi si appanna al loro solo sguardo, il taglio del ferro si smussa e il luccicore dell'avorio si offusca, gli alveari delle api muoiono, persino il bronzo e il ferro sono subito presi dalla ruggine, un odore repellente riempie l'aria, e i cani che ne gustano sono spinti alla rabbia, e il loro morso è infetto di un veleno incurabile.» A ragione dunque qui le mestruazioni e la donna mestruata sono considerate impure. Si veda qui che cosa sia anche la donna più bella, ossia un vaso di lordura, cibo per i vermi. «Una donna bella,» dice Diogene, «è un tempio edificato sopra una cloaca.»
Così quella casta matrona respinse saggiamente la tentazione di lussuria di un certo monaco, dicendo: «Ora sono nel mio periodo mestruale, e nessuno può avvicinarsi a me, né sopportare il fetore.» Testimone ne è Giovanni Mosco nel Prato Spirituale, capitolo cxv. Dunque una donna bella è un sepolcro imbiancato, splendido all'esterno, ma pieno di corruzione e di lordura all'interno: poiché la sua pelle rosea e rubiconda nasconde e contiene queste cose.
Versetto 20: Chiunque la tocca
20. Chiunque la tocca sarà impuro — se è adulto e in possesso della ragione; poiché un infante che tocca la madre puerpera, e si nutre al suo seno, non era contaminato dal contatto con lei: qui infatti scusa la necessità, e la pietà della natura, e l'età infantile.
Versetto 23: Ogni vaso
23. Ogni vaso — ogni strumento: così San Paolo è detto vaso di elezione, ossia strumento eletto; così i sacramenti sono detti vasi, ossia strumenti della grazia.
Versetto 24: Se un uomo avrà rapporti con lei
24. SE UN UOMO AVRÀ RAPPORTI CON LEI AL TEMPO DEL SUO SANGUE MESTRUALE, SARÀ IMPURO PER SETTE GIORNI — se, vale a dire, la cosa rimane nascosta: poiché allora egli può essere purificato segretamente; ma se la cosa diviene nota, e viene accusato e condannato, allora insieme alla donna deve essere messo a morte, come è prescritto al capitolo xx, 18.
Versetto 25: La donna che soffre di un flusso di sangue per molti giorni
25. LA DONNA CHE SOFFRE DI UN FLUSSO DI SANGUE PER MOLTI GIORNI — per esempio emorroidi, come fu l'emorroissa guarita da Cristo, Marco capitolo v, versetto 26; ella era impura sia naturalmente sia legalmente.
Versetto 27: Chiunque li toccherà
Versetto 27. CHIUNQUE LI TOCCHERÀ — «li», ossia il letto e il vaso. Così leggono le edizioni Romana, Ebraica e Caldea; pertanto l'edizione Plantiniana legge erroneamente «la».
Versetto 30: Ne offrirà uno per il peccato
30. Ne (il sacerdote) offrirà (immolerà) uno (tortora o giovane colombo) per il peccato. — Non che il flusso della mestruazione sia veramente un peccato, ma che esso è un'impurità legale e un peccato legale: tale peccato era anche la lebbra e il flusso di seme. Si veda il Canone 31.
E PREGHERÀ PER LEI DAVANTI AL SIGNORE, E PER IL FLUSSO DELLA SUA IMPURITÀ — ossia affinché sia liberata dall'impurità legale che ella ha contratto da questo flusso. Donde in ebraico si dice: farà espiazione per lei dal flusso; poiché in tutto questo capitolo e nel precedente, questa purgazione dal peccato deve intendersi riferita a tale impurità legale. Pertanto l'Abulense non spiega correttamente questo versetto, e passi simili al versetto 15, nel senso che egli pregherà riguardo al flusso di sangue e di seme, ossia affinché esso si fermi e non ritorni.
Tropologia: Il flusso di sangue come idolatria
Tropologicamente, il flusso sia della mestruazione sia del sangue significa in parte l'idolatria, sia perché in essa l'anima, abbandonato Dio, scivola attraverso le innumerevoli mostruosità degli dèi; sia perché agli idoli si offrivano sacrifici anche con sangue umano: così dice Esichio; e in parte coloro che, attraverso i desideri terreni e carnali dai quali ardono, si riversano in varie concupiscenze: questo flusso ci rende deboli e incapaci di resistere al diavolo quando tenta di abbatterci: donde Geremia dice di tale anima, capitolo ii, 24: «Tutti coloro che la cercano non verranno meno, nei suoi periodi mestruali la troveranno.» Così dice Radulfo.
L'Abulense nel capitolo xxi del Levitico, Questione II, applica queste cose diversamente: «I lebbrosi,» egli dice, «coloro che perdono seme, e le donne mestruate significano gli scomunicati con la scomunica maggiore; coloro poi che li toccano significano quelli che contraggono la scomunica minore frequentandoli.» Donde anche il giudizio della lebbra, ossia della scomunica, spetta soltanto ai sacerdoti.
Versetto 31: Insegnerete dunque ai figli d'Israele
31. INSEGNERETE DUNQUE AI FIGLI D'ISRAELE A GUARDARSI DALL'IMPURITÀ, E NON MORIRANNO NELLE LORO SOZZURE, QUANDO AVRANNO CONTAMINATO IL MIO TABERNACOLO — vale a dire: Si guardino gli impuri dall'entrare nel Mio tabernacolo; altrimenti Io li punirò con la morte a causa delle loro sozzure, poiché, soffrendo di un sordido flusso di seme o di sangue, avranno osato entrare nel Mio tabernacolo e infettarlo e contaminarlo con questo ingresso e con la loro impurità.
I Settanta traducono: ἐυλαβεῖς ποιήσατε ἀπό τῶν ἀκαθαρσίων αὐτῶν, ossia «renderete i figli d'Israele religiosamente cauti riguardo alle loro impurità»; poiché la parola significa sia religioso, sia cauto e vigilante.