Cornelius a Lapide
Indice
Sinossi del Capitolo
Mosè rievoca la vittoria su Og, e come ne divise il territorio, insieme a quello di Sicon, fra la tribù di Gad, di Ruben e la mezza tribù di Manasse, a condizione che essi stessi precedessero le altre tribù e le guidassero in Canaan. Infine, al versetto 23, Mosè prega che gli sia concesso di entrare in Canaan; ma Dio gli comanda di tacere.
Testo della Vulgata: Deuteronomio 3,1-29
1. E così, voltandoci, salimmo per la via di Basan; e Og re di Basan uscì contro di noi con tutto il suo popolo per combattere a Edrei. 2. E il Signore mi disse: Non temerlo; poiché è stato consegnato nelle tue mani con tutto il suo popolo e la sua terra, e farai a lui come facesti a Sicon re degli Amorrei, che abitava in Chesbon. 3. Così il Signore Dio nostro consegnò nelle nostre mani anche Og re di Basan e tutto il suo popolo: e li colpimmo fino al loro totale sterminio, 4. devastando tutte le sue città in una sola volta; non vi fu città che ci sfuggisse: sessanta città, l'intera regione di Argob del regno di Og in Basan. 5. Tutte le città erano fortificate con mura altissime, e porte e sbarre, oltre a innumerevoli borghi che non avevano mura. 6. E li distruggemmo, come avevamo fatto a Sicon re di Chesbon, distruggendo ogni città, uomini e donne e bambini: 7. ma il bestiame e le spoglie delle città le predammo, 8. e prendemmo in quel tempo la terra dalla mano dei due re degli Amorrei, che erano al di là del Giordano; dal torrente Arnon al monte Ermon, 9. che i Sidonii chiamano Sirion, e gli Amorrei Senir; 10. tutte le città che sono situate nella pianura, e tutta la terra di Galaad e Basan fino a Selca e Edrei, città del regno di Og in Basan. 11. Poiché solo Og re di Basan era rimasto della stirpe dei giganti. Il suo letto di ferro è mostrato a Rabbat dei figli di Ammon, lungo nove cubiti e largo quattro, misurato secondo il cubito della mano di un uomo. 12. E possedémmo questa terra in quel tempo da Aroer, che è sulla riva del torrente Arnon, fino alla metà del monte Galaad, e diedi le sue città a Ruben e a Gad. 13. La rimanente parte di Galaad, e tutto Basan del regno di Og, la diedi alla mezza tribù di Manasse, l'intera regione di Argob: e tutto Basan è chiamato terra dei giganti. 14. Iair figlio di Manasse possedette l'intera regione di Argob fino ai confini di Gessur e Maaca. E chiamò Basan col proprio nome Avot-Iair, cioè i Villaggi di Iair, fino al giorno d'oggi. 15. A Machir pure diedi Galaad. 16. E alle tribù di Ruben e di Gad diedi dalla terra di Galaad fino al torrente Arnon, il mezzo del torrente, e il confine fino al torrente Iabboc, che è il confine dei figli di Ammon: 17. e la pianura del deserto, e il Giordano, e i confini di Cinneret fino al mare del deserto, che è il Mar Morto, ai piedi del monte Pisga verso oriente. 18. E vi comandai in quel tempo, dicendo: Il Signore Dio vostro vi dà questa terra in eredità; armati, precedete i vostri fratelli, i figli d'Israele, tutti voi uomini robusti, 19. eccetto le vostre mogli, i bambini e il bestiame. So infatti che avete molto bestiame, e dovrà restare nelle città che vi ho dato; 20. fino a che il Signore dia riposo ai vostri fratelli, come ha dato a voi, e possiedano anch'essi la terra che darà loro al di là del Giordano: allora ciascuno tornerà alla sua possessione, che vi ho dato. 21. Anche a Giosuè in quel tempo comandai, dicendo: I tuoi occhi hanno visto ciò che il Signore Dio vostro ha fatto a questi due re; così farà a tutti i regni verso i quali stai per passare. 22. Non temerli: poiché il Signore Dio vostro combatterà per voi. 23. E pregai il Signore in quel tempo, dicendo: 24. O Signore Dio, tu hai cominciato a mostrare al tuo servo la tua grandezza e la tua mano potentissima; poiché non vi è altro Dio, né in cielo né in terra, che possa compiere le tue opere, o essere paragonato alla tua forza. 25. Passerò dunque, e vedrò questa terra eccellente al di là del Giordano, e questo nobile monte, e il Libano. 26. E il Signore si adirò con me a causa vostra, e non mi esaudì, ma mi disse: Ti basti: non parlarmi più di questa cosa. 27. Sali sulla cima del Pisga, e volgi i tuoi occhi a occidente, e a settentrione, e a meridione, e a oriente, e guarda, poiché non passerai questo Giordano. 28. Comanda a Giosuè, e rafforzalo e incoraggialo: poiché egli precederà questo popolo e dividerà fra loro la terra che tu vedrai. 29. E restammo nella valle di fronte al tempio di Peor.
Versetti 8-9: Dal torrente Arnon al monte Ermon
Versetti 8 e 9. E PRENDEMMO LA TERRA, ECC., DAL TORRENTE ARNON AL MONTE ERMON, CHE I SIDONII CHIAMANO SIRION, E GLI AMORREI SENIR. — Il monte Ermon è dunque chiamato Sirion e Senir; è anche chiamato Sion, o Seon, come risulta dal capitolo IV, versetto 48. Rabbi Salomone pensa che Senir, o Shenir, sia un nome germanico, nonché cananeo, significante neve, della quale il monte Ermon è sempre coperto. La stessa cosa pensa R. Nehemanno, e seguendolo Masio, Giosuè XII, 5; anzi il Caldeo interpreta Senir come «nevoso». Masio aggiunge che questo monte è contiguo al Libano, e per così dire una sua parte rivolta a oriente, che a causa della neve è rigida, desolata e incolta, e per questo fu chiamata Ermon, o Chermon. Poiché cherem, o herem, significa una cosa distrutta, corrotta, abbattuta, devastata, che non è di alcun uso o profitto.
Versetto 11: Solo Og era rimasto della stirpe dei giganti
Versetto 11. POICHÉ SOLO OG RE DI BASAN ERA RIMASTO DELLA STIRPE DEI GIGANTI — si intenda ciò di quella regione: che altrove esistessero ancora giganti risulta da Numeri XIII, 34, Giosuè XV, 14, e 1 Cronache XX, 6; là dunque dei giganti era rimasta soltanto la stirpe di Og: gli altri erano stati colpiti e distrutti da Codorlàomer, Genesi XIV, 5.
I Giudei favoléggiano che Og fosse un superstite del diluvio, e dei giganti che esistevano prima del diluvio, Genesi VI, 4, e così Og avrebbe vissuto ottocento e più anni; di ciò parlai in Genesi VII, alla fine.
IL SUO LETTO DI FERRO È MOSTRATO A RABBAT (questa città fu poi chiamata Filadelfia, come attesta san Girolamo nei Luoghi Ebraici), LUNGO NOVE CUBITI E LARGO QUATTRO. — I Talmudisti tramandano che questo letto fosse la culla di Og quando era piccolo: poiché quando crebbe in uomo, dicono, il suo solo piede era di 120 cubiti, non comuni ma giganteschi, quali era Og; e di conseguenza sia egli sia il suo letto avrebbero facilmente occupato una lega intera, dice l'Abulense; di questa favola dissi di più in Numeri XXI, 35.
Fisicamente, questi corpi vastissimi hanno spesso poco ingegno. Di una persona molto alta si dice: «È un Longurio, e un calzare di Massimino», cioè è eccessivamente alto e insulso. Per cui anche Vegezio, libro I, capitolo V: «In guerra», dice, «conviene considerare non tanto la statura di un soldato quanto la sua forza.» È celebre quel detto di Ateneo: «Nessun pesce grande è cattivo» — detto di coloro che sono grandissimi di corpo ma non hanno alcun talento. La virtù dell'anima unita è più forte in un corpo piccolo che dispersa in uno grande.
Simbolicamente, l'Abulense qui, Questione III: «Og», dice, «in ebraico significa lo stesso che “colui che accumula”, e indica il peccatore che aggiunge peccati su peccati, finché non giunge al fondo del male. Il peccato infatti, al quale non si applica rimedio per mezzo della penitenza, presto raduna a sé compagni più malvagi, cosicché diventa dimora di ogni spirito immondo, specialmente della lussuria; nella quale quando qualcuno ha nove cubiti di lunghezza e quattro di larghezza, riposa immobile come in un letto. Il primo cubito, o gradino, dunque è nei cibi squisiti. Il secondo, nel bere dolce e continuo, perché il ventre che ribolle di vino spumeggia nella lussuria, come dice san Girolamo. Il terzo è negli spettacoli. Poiché, come dice il Poeta:
Vengono per vedere; vengono per essere viste esse stesse. Questo luogo ha la rovina del casto pudore.
E Geremia, capitolo IX: La morte è entrata per le nostre finestre; e: Il mio occhio ha depredato la mia anima. Il quarto è nelle canzoni lascive. Il quinto è nei profumi, che provocano la lussuria. Il sesto è nei doni e nei regali. Il settimo, nei letti morbidi. L'ottavo, nella letizia temporale dei compagni. Il nono, nell'uso turpe delle donne. Questo letto degli impuri ha anche quattro cubiti di larghezza. Il primo è il pensiero turpe. Il secondo, il consenso a metterlo in opera. Il terzo, l'azione conseguente. Il quarto, la lunga assuefazione, che infine rende questo letto di ferro, cosicché non può essere superato da nessuna buona ammonizione o ispirazione.» Fin qui l'Abulense.
DEL CUBITO DI UN UOMO. — In ebraico, «secondo il cubito di un uomo».
Versetto 14: Iair figlio di Manasse
Versetto 14. IAIR, FIGLIO DI MANASSE, POSSEDETTE L'INTERA REGIONE DI ARGOB. — «Figlio», cioè nipote. Si veda Numeri XXXII, 41. Gli Ebrei infatti chiamano «figli» tutti i discendenti. Così i Giudei sono chiamati figli d'Israele. Così Elisabetta è chiamata figlia di Aronne, Luca I, 5. Asa e Ezechia sono chiamati figli di Davide, 3 Re XV, 11, e 4 Re XVIII, 3.
FINO AL GIORNO D'OGGI. — L'Abulense ritiene che queste parole siano state aggiunte non da Mosè ma da Esdra, che per ispirazione divina restaurò i libri della legge bruciati dai Caldei, e li scrisse di nuovo; come anche quella del versetto 4: «Il suo letto è mostrato», ecc., perché queste cose accaddero poco prima della morte di Mosè.
Ma non è necessario dire questo: poiché trascorsero tre o più mesi da questi avvenimenti fino alla morte di Mosè.
Inoltre, se queste cose furono aggiunte da qualcun altro, furono aggiunte non da Esdra, ma da chiunque abbia ordinato questi diari di Mosè poco dopo. Infine, non è verosimile che Esdra abbia restaurato il Pentateuco e l'intera Bibbia a memoria, o per ispirazione divina: i Caldei infatti non poterono bruciare tutte le copie che erano sparse in tutta la Giudea e presso altre nazioni. Di questa questione si dirà più ampiamente altrove.
Versetto 15: A Machir diedi Galaad
Versetto 15. A MACHIR (cioè ai discendenti di Machir) PURE DIEDI GALAAD — cioè una parte di Galaad. Anche i Rubeniti e i Gaditi ne avevano una parte, come segue.
Versetto 17: I confini di Cinneret
Versetto 17. I CONFINI DI CINNERET. — «Cinneret» è Genesaret, ossia il Mare di Galilea, o di Tiberiade, come dissi in Numeri XXXIV, 12.
FINO AL MARE DEL DESERTO — fino al Mar Morto, o Lago Asfaltite, Numeri capitolo XXXIV, versetti 3 e 12.
Versetto 18: Precedete i vostri fratelli
Versetto 18. PRECEDETE I VOSTRI FRATELLI — armati in Canaan.
Versetto 20: Fino a che il Signore dia riposo ai vostri fratelli
Versetto 20. FINO A CHE IL SIGNORE DIA RIPOSO AI VOSTRI FRATELLI — fino a che, cioè, abbiate sottomesso i Cananei che abitano al di là del Giordano, il che fu compiuto in sette anni, dopo la morte di Mosè, sotto Giosuè: poi dallo stesso Giosuè, in altri sette anni, la terra fu divisa fra le tribù, e da esse pacificamente posseduta: pertanto dopo quattordici anni i Rubeniti e i Gaditi tornarono ai propri territori, ossia da Canaan a Galaad. Così l'Abulense.
Versetto 24: Hai cominciato a mostrare al tuo servo la tua grandezza
Versetto 24. O SIGNORE DIO, TU HAI COMINCIATO A MOSTRARE AL TUO SERVO LA TUA GRANDEZZA. — L'Abulense nota che se qualcuno chiede qualcosa a un avaro, per persuaderlo dice che questo e di più gli è dovuto: ma se chiede a uno che è liberale e magnifico (qual è Dio), per persuaderlo non deve allegare debiti ma i suoi benefici. L'uomo magnanimo ode infatti volentieri che ha dato, non ricevuto, un beneficio.
Versetto 25: Passerò e vedrò questa terra eccellente
Versetto 25. PASSERÒ DUNQUE, E VEDRÒ QUESTA TERRA ECCELLENTE AL DI LÀ DEL GIORDANO. — Come a dire: Lasciami passare, ti prego, e vedere la terra per la quale ho faticato per 40 anni; sono infatti parole di chi prega. Ciò risulta dall'ebraico. Così gli Ebrei spesso prendono il futuro per l'ottativo, di cui sono privi.
E QUESTO NOBILE MONTE. — «Monte», cioè il Moria, sul quale Abramo offrì Isacco, e sul quale dovevano essere edificati Sion e il tempio, che perciò fu chiamato il monte della visione divina, e perciò nobile, e in ebraico è chiamato «buono» per eccellenza. Così Gaetano. Il Caldeo traduce: «che io veda questo monte buono, e la casa del santuario».
Versetto 29: Restammo nella valle di fronte al tempio di Peor
Versetto 29. E RESTAMMO NELLA VALLE DI FRONTE AL TEMPIO DI PEOR. — In ebraico, «di fronte alla casa», cioè al tempio di Peor.